giovedì 23 maggio 2013

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 23 maggio. La trasmissione è ascoltabile qui sotto oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale

Gli argomenti della puntata

Albania: i vescovi cattolici per la prima volta intervengono nella situazione politica e in vista delle elezioni del 23 giugno fanno appello alla responsabilità dei partiti, invitando i propri fedeli a non svendere il voto e auspicando che le elezioni si svolgano secondo gli standard internazionali. 

Albania: è arrivato a Tirana il primo gruppo di rifugiati appartenenti al gruppo dei Mujaheddin del popolo iraniano, organizzazione di opposizione al regime degli ayatollah considerata terrorista da molti Paesi occidentali. 

Croazia: il primo turno delle elezioni locali punisce il partito socialdemocratico del premier Zoran Milanovic mentre l'Hdz mantiene le sue roccaforti e il controllo di molti consigli regionali. 

Macedonia: le autorità di Skopje temono che le tensioni politiche e la situazione generale del Paese rafforzi la posizione della Grecia (sostentuta dalla Bulgaria) che blocca l'apertura dei negoziati di adesione all'Ue a causa della disputa sul nome della repubblica ex jugoslava. 

Turchia: Ankara pone condizioni in vista della seconda conferenza internazionale sulla Siria mentre scoppia un durissimo scontro tra il premier Erdogan e il leader del Chp Kilicdaroglu. 

Kosovo: il nuovo round negoziale tra il premier serbo Dacic e quello kosovaro Thaci a Bruxelles per l'implementazione dell'accordo di aprile tra Belgrado e Pristina (la trasmissione è stata chiusa prima della chiusura del vertice). Intanto le autorità di Pristina cercano di promuovere la tolleranza e la convivenza religiosa. 

Serbia: malumori a Belgrado per il documento approvato dall'assemblea della Vojvodina in favore del rafforzamento della propria autonomia amministrativa che molti giudicano come una minaccia separatista.

La registrazione integrale trasmissione è ascoltabile direttamente qui

 

giovedì 16 maggio 2013

CRISI: IL 2013 ANNO DI RIPRESA PER I BALCANI OCCIDENTALI?

Di Marina Szikora [*]
Gli ultimi dati della Banca Mondiale indicano che per i paesi dei Balcani Occidentali stanno arrivando giorni migliori, almeno per quanto riguarda l'economia. Cosi' un commento della Deutsche Welle, sezione serba, pubblicato in questi giorni. Mentre da Bruxelles avvertono ancora sulla presenza della recessione, sia nei paesi della zona euro sia nell'intera Unione Europea, con una possibilita' dell'inizio di crescita economica appena a fine anno o durante il 2014, uno dei maggiori economisti della Banca Mondiale, Željko Bogetić, un mese prima del rapporto di questa organizzazione sulle prospettive economiche dei paesi dell'Europa Sudorientale, in una intervista alla DW rivela o almeno esprime speranza che proprio quest'anno ci sara' una svolta nei Balcani. Dopo una doppia recessione durata diversi anni, il 2013 dovrebbe essere l'anno di crescita economica nei Balcani Occidentali. La sfida, secondo questo esperto, e' come mantenere questa dinamica nell'ambito di un ambiente difficile e del proseguimento della recessione nella zona euro.

L'anno precedente, prosegue l'esperto Bogetić, e' stato un anno particolarmente difficile anche a causa di fattori naturali, quali un inverno eccessivo e un'estate torrida che avevano colpito l'agricoltura nonche' il settore energetico nei paesi della regione balcanica. Gia' il primo quartale di quest'anno ha portato alla Serbia una uscita formale dalla recessione con la crescita della produzione industriale del 5,2 percento il che ha contribuito alla crescita del pil del 1,9 percento. E mentre gli uni affermano che la Grande Punto prodotta dalla Fiat in Serbia questa volta ha salvato la Serbia, dalla Banca Mondiale di Washington dicono che "il quadro generale dell'economia serba, in quanto la maggiore economia dei Balcani Occidentali ma anche l'intera regione balcanica, si sta riprendendo dalla recessione dell'anno scorso in maniera significativa a causa dell'assenza di menzionati fattori negativi ma anche a causa di concreti investimenti. Comunque sia, il ritmo generale della ripresa non e' cosi' forte e in certa misura e' limitato dalla recessione nella zona euro, afferma l'esperto economico Bogetić.

E mentre dal Governo della Serbia annunciano due miliardi di euro di investimenti entro la fine dell'anno, presso la Banca Mondiale commentano che il programma della politica economica in Serbia e' da tempo abbastanza chiaro. Si valuta che il governo di Belgrado ha iniziato adattamenti fiscali indispensabili a fin di stabilizzare le finanze pubbliche e per sollevare l'escalazione del deficit del bilancio e del debito pubblico. Tuttavia, si afferma, il debito pubblico della Serbia continua ad essere alto, il deficit deve essere abbattuto ed il primo grande lavoro della Serbia deve essere quello di resistere su questa via, afferma l'esperto economico Bogetić. Al tempo stesso, lui avverte di un altra situazione piu' difficile. Tra i paesi dei Balcani Occidentali la Serbia non occupa un posto buono per quanto riguarda il clima di investimenti secondo molti valori internazionali. Bisogna fare ancora molto per togliere gli ostacoli per il funzionamento delle piccole e medie imprese. Si tratta di problemi enormi che vanno risolti in maniera piu' agressiva, si dice in questa intervista della DW. Se cio' accadra', i risultati in termini di maggiore occupazione, maggiori investimenti e maggiore interessamento del capitale straniero per l'economia serba non manchera'. Dalla Banca Mondiale quindi sollecitano che il 2013 bisogna comprenderlo come "un anno di occasioni" perche' le riforme economiche, soprattutto sul piano di adattamento fiscale e clima di investimenti nella regione siano accelerati.

AD ANKARA VERTICE TRILATERALE TRA TURCHIA, SERBIA E BOSNIA

di Marina Szikora [*]
Mercoledi', Ankara ha ospitato la riunione dei presidenti di Turchia, Serbia e Bosnia Erzegovina. Un summit trilaterale in cui si è discusso dell'ulteriore collaborazione e delle questioni attuali nella regione. L'ospite del vertice, il presidente turco Gul, secondo le informazioni dell'agenzia turca Anadolia, ha affermato che i leader dei paesi balcanici hanno dimostrato coraggio e fermezza ad affrontare anche il passato. "Diamo grande importanza alle relazioni con la Bosnia Erzegovina e la Serbia al fine di stabilire una pace permanente e la stabilita' nei Balcani", ha detto il presidente turco, ricordando che in questo contesto lo scorso febbraio aveva incontrato il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, e a gennaio anche il membro di turno della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, il bosgnacco Bakir Izetbegović.
Gul ha spiegato che si sono svolti colloqui costruttivi relativi alle questioni di importanza regionale. Ricordando il passato della regione collegato con la guerra in Bosnia e quella in Kosovo del 1999, Gul ha detto che e' passato tanto tempo da questi eventi e che dopo le vicende tragiche nella regione vi e' stato un avanzamento significativo e passi avanti positivi. Secondo il presidente turco si sono aperte le porte della coscienza e comprensione che guardano al futuro e non piu' al passato. "La Serbia in questo senso ha dimostrato grande coraggio, sincerita' e fermezza", ha precisato Gul esprimendo soddisfazione per la prontezza della Serbia che si muove nella direzione di affrontare le vicende del passato. Gul ha ricordato che al centro dei colloqui c'è la dimensione economica dell' integrazione euroatlantica di tutti i paesi balcanici.
Il vertice di Ankara e' il terzo incontro trilaterale tra i presidenti di Turchia, Serbia e Bosnia Erzegovina: il primo si e' tenuto nel 2010 ad Istanbul, da quello del 2011 a Karadžordževo, in Serbia.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radiio Radicale.

KOSOVO: BELGRADO CERCA DI FAR ACCETTARE AI SERBI DEL NORD L'ACCORDO CON PRISTINA

Aleksandar Vucic (Tanjug)
di Marina Szikora [*]
La visita del vicepresidente del governo serbo Aleksandar Vučić al nord del Kosovo e' stata un gesto simbolico ma anche un atto che ha un valore fondamentale poiche' ha contribuito ad una migliore comprensione dell'attuale situazione. Questa la conclusione del parlamento serbo a proposito dell'annunciata e realizzata visita del vicepremier serbo Vučić in Kosovo. Secondo l'opinione del presidente della Commissione per il Kosovo e Metohija del Parlamento serbo, Milovan Drečun, a seguito del soggiorno di Vučić al nord del Kosovo, adesso "e' isolata ogni interpretazione estremista dell'accordo raggiunto" e in questo modo si apre la via per esaminare realmente anche i difetti che riguardano la parte serba come anche i pregi che porta l'accordo raggiunto tra Belgrado e Priština a Bruxelles. Secondo le parole di questo deputato serbo al Parlamento di Belgrado, rappresentante del maggiore partito governativo, il Partito Serbo del Progresso, il popolo serbo al nord del Kosovo non si puo' permettere di essere escluso dall'attuazione dell'accordo. Drečun ha aggiunto di aspettarsi che nel prossimo periodo i serbi al nord del Kosovo non creeranno problemi per quanto riguarda l'attuazione dell'accordo di Bruxelles se questa vera' precisata da un comune accordo tra Belgrado e Priština.

La maggior parte dei parlamentari serbi esprime speranza che "i concittadini e fratelli serbi al nord del Kosovo ascoltando il vicepremier hanno capito che nel 21esimo secolo le vittorie si realizzano sul piano economico". Si dicono ottimisti e credono che i serbi al nord del Kosovo abbiamo compreso i messaggi che Vučić recandosi personalmente in loco ha trasmesso loro. Belgrado spera che un passo avanti e' stato compiuto nella comunicazione e che comunque saranno necessari altri incontri ma che infine prevalga il razionalismo. Il rappresentante del Partito Liberal-democratico guidato da Čedomir Jovanović, all'opposizione, si e' detto dell'opinione che Vučić e' riuscito a convincere i serbi in Kosovo indicando che tutta la vicenda ha dato impressione che si tratti di un gruppo di gente infelice che qualcuno per anni o addirittura per decenni aveva spinto verso le barricate, ai conflitti e che evidentemente accettano difficilmente un cambiamento di politica. "E' chiaro che tra loro ci sono quelli che in questo vedono assolutamente o soltanto interessi personali e qui penso innanzitutto ad alcuni leader dei serbi kosovari, ma la base del problema e' che non vi e' sincerita' elementare che potrebbe spiegare perche' per tutti e' meglio una politica nuova" ha detto il rappresentante liberaldemocratico Đurić.

Intanto, martedi', l'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Cathrine Ashton ha invitato i premier serbo e kosovaro, Ivica Dačić e Hashim Thaci ad una riunione, prevista per il prossimo 21 maggio a Bruxelles a fin di discutere sull'attuazione dell'accordo raggiunto ad aprile. Una veloce attuazione dell'accordo, ha precisato Ashton, e' di importanza cruciale e si e' detta felice di poterne discutere con i due premier. Va ricordato che Dačić e Thaci hanno siglato l'accordo a Bruxelles lo scorso 19 aprile sulla normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Priština. Pero' dopo questo atto importantissimo, le due riunioni dei gruppi di lavoro per l'attuazione dell'accordo sono fallite e le due parti si accusano a vicenda per l'insuccesso di questi colloqui.

[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

PASAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 16 maggio. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Bulgaria: i risultati delle elezioni del 12 maggio, la difficoltà di formare un governo, i rischi di instabilità politica e sociale. 
Albania: arrivati i primi osservatori internazionali per le elezioni del 23 giugno, mentre i sondaggi danno in vantaggio l'opposizione di centro-sinistra; la tutela delle persone Lgbt e le polemiche per le dichiarazioni omofobe di alcuni politici. 
Turchia: il viaggio di Erdogan negli Usa; la crisi siriana; il processo di pace con il Pkk; gli accordi con il Kurdistan iracheno per lo sfruttamento petrolifero; l'iniziativa diplomatica nei Balcani; i nuovi sviluppi del processo per l'omicidio di Hrant Dink; la proposta di legge per limitare il consumo di alcolici. 
Kosovo: Belgrado cerca di far accettare l'accordo con Pristina alla minoranza serba; il parlamento kosovaro bloccato dalle troppe commemorazioni di eroi e caduti della guerra del 1999. 
Balcani occidentali: secondo la Banca mondiale dal 2013 potrebbero arrivare segnali di ripresa dalla crisi economica.




lunedì 13 maggio 2013

BULGARIA: ALLE ELEZIONI ANTICIPATE RIVINCE BORISOV MA SI PREPARANO MESI DIFFICILI

Le recenti proteste in Bulgaria (Foto AP/Valentina Petrova)
Come previsto il partito di centrodestra Gerb dell'ex premier Boiko Borisov con poco più del 31 per cento dei voti ha vinto le elezioni anticipate svoltesi ieri in Bulgaria. La commissione elettorale centrale ha confermato la vittoria sul Partito socialista che avrebbe attorno poco più del 27 per cento. Solo altri due partiti sono riusciti a superare lo sbarramento del 4 per cento necessario per entrare nel Parlamento di Sofia: il Movimento per i diritti e le libertà, che rappresenta principalmente la minoranza turca, che ha preso circa il 9 per cento e il partito ultranazionalista e xenofobo Ataka con circa il 7,5 per cento. Per Gerb è un risultato significativo perché è la prima volta dalla fine del regime comunista che un partito vince due elezioni politiche consecutive, ma si tratta di una vittoria che rischia di essere dimezzata dall'impossibilità di formare un nuovo governo.

Borisov, infatti, non ha avrà abbastanza voti per governare da solo e la formazione di una maggioranza di governo non sarà semplice, visto che tutti gli altri partiti hanno escluso la possibilità di allearsi con Gerb. Se Borisov non dovesse riuscire a formare un governo, il presidente Rosen Plevneliev dovrà affidare il mandato al secondo partito, cioè ai socialisti, i quali hanno ventilato la possibilità di formare un governo di profilo tecnico guidato dall'economista ed ex ministro delle Finanze Plamen Oresharski. Dopo l'ondata di manifestazioni contro la crisi economica che nei mesi scorsi portarono alle dimissioni dell'esecutivo di Borisov, una mossa che secondo alcuni osservatori voleva prendere in contropiede l'opposizione di piazza per impedirgli di organizzarsi in un partito, l'esito del voto anticipato, come previsto, non assicura la governabilità e rischia di lasciare la Bulgaria in una situazione di instabilità continua.

Sul voto di ieri già pesano sospetti di irregolarità e brogli. Sabato la Procura aveva annunciato che, in una perquisizione in una tipografia, erano state sequestrate 350mila schede elettorali stampate in più rispetto a quelle richieste. Il leader socialista Sergei Stanishev ha parlato di "scandalo" affermando che si trattava della "preparazione di una totale falsificazione" del voto. La scorsa notte, subito dopo la chiusura delle urne, una folla arrabbiata si è riunita di fronte alla sede della Commissione elettorale urlando "Mafia". In molti, a questo punto, ritengono che le manifestazioni potrebbero riprendere, tornando, come negli scorsi mesi, a fare un tutt'uno delle proteste contro la crisi e la disoccupazione e di quelle contro una classe politica giudicata corrotta, inaffidabile e arricchita sulle spalle dei cittadini. Questo e l'instabilità politica che si preannuncia rischia di creare un cocktail esplosivo per i prossimi mesi.


giovedì 9 maggio 2013

CROAZIA: PROSEGUE IL CONTO ALLA ROVESCIA VERSO L'INGRESSO NELL'UE

di Marina Szikora [*]
Con l'adesione della Croazia all'Ue verra' semplificata la procedura dell'ingresso nel Paese, il permesso di soggirono e di lavoro ai cittadini dei paesi membri dell'Area Economica Europea ed i loro membri di famiglia che potranno lavorare in Croazia e prestare servizio senza permesso di lavoro, informa il Ministero degli interni croato. Per precisare, fanno parte dell'AEE tutti gli stati membri dell'Ue, in piu' Norvegia, Lichtenstein e Islanda. I cittadini di quest'area economica che intendono soggiornare in Croazia fino a tre mesi dovranno solo registrarsi presso la direzione o stazione di polizia competente entro otto giorni dall'ingresso in Croazia. Una permanenza piu' lunga di tre mesi potra' essere regolata con una procedura molto semplice in base al permesso di soggiorno temporaneo che verra' rilasciato con una validita' di cinque anni. Dopo un soggiorno legale di cinque anni in continuazione in Croazia, i cittadini dell'AEE potranno ottenere un permesso di soggiorno permanente. Dal prossimo primo luglio, quindi con l'ingresso della Croazia nell'Ue il nuovo codice della Legge sui stranieri non verra' pero' applicato per i cittadini dei paesi terzi. Dopo l'adesione della Croazia non cambiera' lo status delle persone che in Croazia hanno ottenuto asilo o di quanti hanno la protezione sussidiaria.

E in questo periodo di vero e proprio conto alla rovescia per quanto riguarda l'adesione croata all'Ue, diversi media internazionali si occupano del futuro 28esimo paese membro dell'Ue. Cosi' la BBC britannica in un articolo scritto ricorda le relazioni tormentate tra Zagabria e Bruxelles che in tutti questi anni ha avuto molti alti e ribassi. La BBC ricorda che 20 anni fa, ai tempi del sanguinoso divorzio dalla Jugoslavia, i tre quarti dei cittadini della Croazia appoggiavano l'adesione del loro paese all'Ue o meglio all'allora Comunita' europea. I tempi ora sono cambiati e oggi, alle porte dell'Ue, il numero dei cittadini croati che sostengono l'ingresso e' calato al 45 percento. Se andate per le strade di Zagabria ed iniziate a chiedere i cittadini sull'Ue, avrete delle risposte diverse, prosegue la BBC. Un pensionato ad esempio risponde che la giustizia croata diventera' migliore, piu' efficace ed affidabile. Una laureata concorda con l'opinione che l'adesione all'Ue potrebbe migliorare la situazione della giustizia ma in principio e' contraria all'adesione perche' teme che il paese si trovera' sotto il peso di molti obblighi finanziari. Una dipendente nel settore della cultura spera che ci potrebbe essere un ceto progresso ma teme che questa speranza potrebbe svanire difronte ai problemi economici che la stessa Ue sta affrontando attualmente. Altre ragioni per un atteggiamento positivo verso l'adesione all'Ue sono maggiore liberta' di studio e di viaggio oppure una possibilita' di trovare piu' facilmente il lavoro. I contrari ritengono che aumenteranno i costi della vita e che altri cittadini dell'Ue si aproprieranno di lavori ben pagati in Croazia.

Una eminente esperta economica croata prevede la "distruzione creativa" del settore privato nel momento in cui la Croazia diventera' membro a pieno titolo dell'Ue. Questa esperta afferma che la Croazia gia' adesso ha problemi con la competizione di mercato dove esporta difficilmente o per niente. Negli ultimi cinque anni circa 120 mila persone hanno perso il lavoro e il tasso di disoccupazione e' aumentato dal 14 al 20 percento. Interi settori, quali quello dell'edilizia sono crollati, gli investimenti diretti sono calati l'80 percento dal 2008 e adesso sono ai livelli del lontano 1999. La Comunita' europea insieme alle Nazioni Unite ha aiutato a fermare la guerra in Croazia, afferma la BBC, ma ben presto si e' posta la domanda perche' dopo tutta questa lotta per l'indipendenza la Croazia vorrebbe aderire "all'Euroslavia". Nel dopoguerra la questione dell'adesione all'Ue non si potenziava molto in Croazia. Il Paese si trovava in isolamento, sotto pressione dell'Ue ma anche di altre forze a causa della richiesta di estradizione degli imputati per crimini di guerra all'Aja. Quando nel 2004 vi e' stata la cosidetta grande ondata dell'ingresso dei paesi post-comunisti dell'Europa orientale, ivi inclusa l'ex repubblica jugoslava Sovenia, prosegue BBC, la Croazia si trovava solo all'inizio del processo europeo. Dopo che la stessa Slovena aveva poi bloccato i processi di adesione della Croazia a causa delle dispute sul confine, l'appoggio croato all'adesione e' calato ai minimi storici del 29 percento. Successivamente poi, vi e' stato un rialzo al 45 percento ma i contrari e gli astenuti sono ancora in grande numero.

La ministro degli esteri ed affari europei Vesna Pusić ritiene che il numero reale che riflette la posizione dei cittadini verso l'Ue e' quello del referendum sull'adesione quando il 66 percento degli elettori recatisi alle urne ha detto il loro SI' all'ingresso della Croazia nell'Ue. Pusić sottolinea che per la Croazia e' cruciale la stabilita' che porta l'adesione. Dopo la guerra che ha portato via oltre 10.000 vite umane, il Paese sta ancora curando le ferite e non solo la Croazia ma anche gli altri paesi della regione che hanno subito le atrocita' della guerra degli anni novanta. "Una stabilita' permanente e' l'obiettivo cruciale per la Croazia poche' negli ultimi 100 anni nessun stato nei Balcani è riuscito a resistere piu' della media della vita di un essere umano", ha detto Vesna Pusić. In Croazia e' ancora difuso il dubbio e l'incoscenza sull'Ue ma a Zagabria credono altrettanto che nemmeno nell'Ue sanno molto della Croazia. La squadra di calcio e' tra le 10 migliori al mondo ed e ben conosciuta tra gli ammiratori dello sport, ma molto meno si sa dell'arte e della ricca cultura e del patrimonio storico della Croazia. Per correggerlo, il Ministero della cultura croato sta organizzando nelle principali capitali eurpee tutta una serie di presentazioni nel tentativo di andare oltre l'unico pensiero che esiste quando si pensa alla Croazia, vale a dire sole e mare oppure, ancora peggio, nazionalismo e intolleranza, sottolinea la ministro Pusić. 

KOSOVO: I SERBI DEL NORD ACCETTERANNO L'ACCORDO TRA BELGRADO E PRISTINA?

Di Marina Szikora [*]
Rada Trajković, medico a Gračanica e deputata della Lista unica serba al parlamento di Pristina, è una delle piu' popolari rappresentanti dei serbi che vivono a sud del fiume Ibar. In una dichiarazione avverte i suoi connazionali che devono comprendere il momento e le intenzioni della comunita' internazionale mentre decidono se accettare o no l'accordo tra Belgrado e Priština. "La comunita' internazionale ha deciso di lottare contro la criminalita' in Kosovo e guarda se nei serbi puo' avere dei partner affidabili. Se non sapremo riconoscerlo e mancheremo a questa occasione, sara' come con Slobodan Milošević il quale non aveva riconosciuto quello che succedeva quando cadeva il muro di Berlino e siamo precipitati nell'isolamento e nella miseria", afferma la Trajković.

I serbi del nord del Kosovo continuano invece a rifiutare l'accordo, anche se e' chiaro che non ci saranno passi indietro. I tentativi di integrazione del nord non sono riusciti per 14 anni e questa continuita' sta facendo crescere nei serbi la vana speranza di una loro vittoria e che alla fine ci sara' una divisione del Kosovo, e' dell'opinione la deputata serba che aggiunge che ne' la comunita' internazionale, ne' Priština finora non sono stati seri nei tentativi di integrazione. Adesso però e' diverso: la comunita' internazionale vuole stabilizzare il Kosovo. La questione e' allora se mancheremo l'occasione di essere un partner serio della Nato nella lotta contro la criminalita' in Kosovo, afferma Rada Trajković.

La sua opinione è che le maggiori vittime della politica di divisione del Kosovo e dell'insincerita' di Belgrado sianno stati proprio i serbi al nord. "Durante il regime Milošević, per vent'anni abbiamo vissuto qui senza istituzioni e senza comprendere la situazione degli albanesi, la loro forza ed il loro numero. Noi nelle enclavi abbiamo gia'passato un processo difficile che aspetta i serbi al nord. Siamo passati nella posizione che dobbiamo lottare da soli, ma nel parlamento del Kosovo adesso si sente la voce di resistenza. Richiedono diritti per il proprio popolo. Non e' cosi'. Noi abbiamo lottato per il riconoscimento, ma come spiegarlo ali serbi del nord?", si chiede la Trajković. Se non si dimostra adesso di essere partner affidabili nella lotta alla criminalita' e nella formazione di una situazione stabile, allora i serbi in Kosovo falliranno completamente, conclude la deputata serba.


KOSOVO, NIKOLIĆ A TEL AVIV: ”NON RICONOSCEREMO MAI L'INDIPENDENZA”

Il presidente serbo Tomislav Nikolic
di Marina Szikora [*]
Da Tel Aviv, dove settimana scorsa si e' trovato in visita ufficiale, il presidente della Serbia Tomislav Nikolić ha dichiarato per il giornale israeliano JerusalemPost che il Kosovo non sara' mai uno stato poiche' non lo puo' diventare senza l'accordo della Serbia. Nikolić ha sottolineato di sapere che la Serbia sara' esposta a terribili pressioni di riconoscere il Kosovo ma loro non lo faranno mai. Secondo Nikolić questa pressione e' di "natura economica". "Naturalmente, l'Ue dira' che se noi riconosciamo il Kosovo, i nostri figli avranno un futuro migliore. Ma noi non lo possiamo fare. Non si tratta di nazionalismo, non si tratta di odio. Si tratta di amore verso il nostro popolo, verso il nostro paese", ha rilevato il capo dello stato serbo.

Facendo riferimento al recente accordo di Bruxelles con Priština, Nikolić ha detto: "Abbiamo dovuto affrontare il dilemma se essere in un costante conflitto con gli albanesi oppure risolvere la questione. Non avevamo molto potere nelle nostre mani. Avevamo buoni argomenti e la giustizia dalla nostra parte, ma i media internazionali appoggiano gli albanesi molto apertamente", ha precisato il presidente serbo aggiungendo che il popolo serbo era costretto, con il passare degli anni, ad abbandonare il Kosovo e se si permeterebbe di continuare cosi', un giorno forse si sveglierebbero e capirebbero che li' non ci sono piu' i serbi. Per questo, ha spiegato Nikolić, la decisione e' stata quella di alzare i negoziati con Priština al livello piu' alto possibile.

Sempre nell'intervista al giornale israeliano, il capo dello stato serbo ha precisato che adesso non si conduce una guerra ma ci sono i colloqui e che lui stesso ha scritto una lettera a diversi paesi per spiegare che i negoziati non rappresentano il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Ha rilevato che ai serbi del Kosovo loro hanno garantito molti piu' diritti rispetto a quelli che avevano nel passato. Alla domanda giornalistica se con il riconoscimento del Kosovo indipendente, parte della Serbia sovrana, i paesi occidentali creano un precedente pericoloso e incoraggiano diversi movimenti separatisti in Europa, Nikolić ha risposto che l'Occidente e' stato avvertito di questa possibilita': "E' facile schiacciare la Serbia usando la forza, ma cosa faranno se intere civilizzazioni europee inizino a dissolversi. Oppure se i paesi multiculturali inizino a dividersi lungo linee etniche?".

Parlando del Tribunale dell'Aja, Nikolić ha detto che la Serbia ha estradato 46 persone, ivi inclusi due presidenti, diversi ministri, tre capi dell'esercito e alcuni generali militari e di polizia. Il Tribunale ha pronunciato le sentenze che tutte insieme sono oltre 1150 anni di carcere per i serbi, mentre quelli che hanno commesso crimini contro i serbi sono stati condannati in tutto ad appena 50 anni di prigione. Il presidente serbo non ha mancato come sempre a ricordare la cifra di oltre 300.000 serbi profughi e costretti ad abbandonare la Croazia ai quali non e' stato ancora consentito di fare ritorno, mentre la Croazia, punta Nikolić, adesso entra nell'Ue. "Qualcuno deve essere il colpevole e chi ne e' colpevole? Impossibile che un numero cosi' grande di crimini sia stato commesso e che nessuno ne abbia la colpa", ha concluso Nikolić.

D'altra parte, l'uomo che si dice essere attualmente il politico piu' forte in Serbia, il vicepremier Aleksandar Vučić, afferma che non e' stato ancora precisato che cosa deve fare la Serbia entro giugno ma e' certo che bisognera' iniziare ad implementare l'accordo di Bruxelles."Sapete, vi danno una bozza di piano di implementazione che non ha niente a che fare con quello che c'e' scritto nell'accordo. Questo piano e' un "non paper", non esiste, e' un desiderio albanese, come molti altri che non sono entrati nell'accordo" ha spiegato Vučić nell'intervista dell'edizione pasquale (Pasqua ortodossa) del giornale serbo "Alo". Vučić ha ribadito che ci sono tutti i meccanismi di questo mondo per implementare l'accordo di Bruxelles ma i vertici serbi vogliono parlare e concordare con il proprio popolo.

"Le scadenze sono brevi, il tempo scorre ed i serbi al nord del Kosovo devono sapere che l'intera Serbia dipende anche dai loro comportamenti e non soltanto dai nostri. Non permetteremo che a causa di qualunque indecisione danneggiamo la possibilita' per il progresso e la modernizzazione, ha detto il vicepremier. Alla domanda cosa fara' se la Corte Costituzionale concludera' che l'accordo di Bruxelles e' anticostituzionale, Vučić ha risposto: "Rispetteremo qualsiasi decisione della corte ma in questo caso dobbiamo tutti dimetterci dal Governo poiche' cio' significherebbe che abbiamo agito contro la nostra Costituzione".


PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa da Radio Radicale oggi 9 maggio. La trasmissione è ascoltabile nella sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito di Radio Radicale.


Sommario della puntata

Albania: il punto sulla situazione politica in vista delle elezioni del 23 giugno; la questione della commissione elettorale centrale; le liste dei partiti; polemiche e scontri tra ma anche dentro le forze politiche; le preoccupazioni internazionali. 
Kosovo: i serbi del nord di fronte all'accordo tra Belgrado e Pristina, mentre il presidente serbo Tomislav Nikolic ribadisce il no al riconoscimenton dell'indipendenza.
Croazia: l'ingresso nell'Ue, ormai prossimo, porterà alcuni benefici ai cittadini  che intanto aspettano quella data con sentimenti diversi


Nella trasmissione si parla anche delle elezioni anticipate del 12 maggio in Bulgaria, con la probabile vittoria dell'ex premier Boiko Borisov ma senza gararanzie di stabilità politica, e della crisi politica in Moldavia, di nuovo in pieno caos e con la prospettive di nuove elezioni a breve. 
In apertura il nuovo rapporto del Consiglio d'Europa sulle condizioni delle carceri europee: in Serbia e Grecia (e Italia) quelle più affollate 

La puntata di oggi è dedicata alla Festa dell'Europa che si celebra ogni anno il 9 maggio, il giorno del 1950 in cui Robert Schuman, allora ministro degli Esteri francese, pronunciò la celebre dichiarazione che viene considerata il primo discorso politico ufficiale in cui viene prefigurata l'unione economica e, in prospettiva, quella politica tra i vari Stati europei e rappresenta dunque l'inizio del processo di integrazione europea.