giovedì 11 febbraio 2016

BELGRADO DEDICA UNA VIA A SRDJAN ALEKSIC

Il 20 gennaio scorso Belgrado ha intitolato una via a Srđan Aleksić, giovane militare serbo-bosniaco che morì per salvare la vita ad un amico bosgnacco.

Il 21 gennaio 1993, nel pieno della guerra in Bosnia, al mercato di Trebinje, una località nel sud-est del paese, quattro soldati serbi aggredirono il bosgnacco Alen Glavović. Un giovane soldato riservista serbo-bosniaco, Srđan Aleksić, amico di Alen, intervenne in sua difesa e fu a sua volta aggredito dai quattro che lo colpirono ripetutamente con i calci dei fucili. Aleksić morì qualche giorno più tardi, il 27 gennaio. Aveva 27 anni. Tre dei quattro responsabili del pestaggio alla fine della guerra vennero condannati a due anni e sei mesi ciascuno di carcere (il quarto era morto nel frattempo).

Le piazze e le vie di diverse località, sia in Bosnia che in Serbia, tra cui a Novi Sad, sono state dedicate ad Aleksić tra le quali Podgorica, capitale del Montenegro, dove dal 2014 il corso Srđan Aleksić si trova nei pressi de parco Pobrežje dedicato alle vittime civili delle guerre in ex Jugoslavia. Nel 2012 l'allora presidente serbo Boris Tadić, in occasione della festa nazionale del 15 febbraio, conferì alla memoria di Srđan la medaglia d’oro di Miloš Obilić, l’onorificenza che premia gli eroi della Serbia.

Nel 2013, con una petizione on-line, fu proposto di intitolare una via ad Aleksić anche a Belgrado cosa che è avvenuta il 20 gennaio scorso. Alla presenza delle autorità cittadine, di parenti ed amici di Aleksić, il city manager della capitale serba Goran Vesić, ha ricordato ai presenti che "se si impara dall'esempio di Srđan Aleksić, la sua azione continuerà a vivere e le generazioni future avranno la possibilità di apprendere cosa siano l'umanità ed il coraggio".

La vicenda di Srđan Aleksić ha ispirato due film che raccontano il suo gesto in difesa dell'amico: il documentario "Srdjo" del 2012 ed il lungometraggio "Circles" l'anno successivo. Inoltre la storia di Aleksić è raccontata nel libro "Yugoland" di Andrea Ragona, pubblicato in Italia del 2012 (Ed. Beccogiallo).

mercoledì 10 febbraio 2016

BONINO E LA CHIUSURA DELLE FRONTIERE: "UN'EUROPA CHE NON AVREMMO VOLUTO VEDERE".

"Sei paesi che di fronte a questa situazione chiudono le frontiere è un'immagine dell'Europa che francamente non avremmo mai voluto vedere". Così Emma Bonino ospite della puntata di Ballarò del 9 febbraio in collegamento da Gaziantep al confine tra Turchia e Siria.
Solo a gennaio 369 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l'Europa attraversando il Mediterraneo. In 5 mesi 330 bambini sono annegati nel braccio di mare tra la Turchia e la Grecia.

"In Siria c'è una guerra. Continueranno a scappare finché non ci sarà una soluzione a casa loro. Dalle bombe si scappa, come è umano. E noi che facciamo? Li vogliamo affogare nel Mediterraneo? Francamente non mi pareva che fosse per questo che ci eravamo messi insieme come europei".

Nel corso della trasmissione Emma Bonino ha parlato anche della morte di Giulio Regeni, del dibattito sulle unioni civili in corso in Parlamento e degli apprezzamenti che le sono stati rivolti da papa Francesco.

lunedì 8 febbraio 2016

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est del 7 febbraio 2016.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della puntata

Migrazioni: si fa di nuovo difficile la situazione sulla rotta balcanica.

Croazia: la politica estera del nuovo governo di centrodestra e il possibile asse con l'Ungheria di Orban.

Kosovo: le misure messe in atto dal governo per fronteggiare la minaccia dell'estremismo islamista.

Macedonia: le riforme attese in vista delle elezioni anticipate del 24 aprile.

Grecia: lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni e le condanne della Cedu per le condizioni nelle carceri.

Albania: la lotta all'interno del Partito socialista contro la leadership di Edi Rama; la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni secondo alcuni sondaggi.

Nazioni Unite: il prossimo segretario generale proverrà dall'Europa centro o sud orientale? In apertura le condanne della Cedu contro l'Azerbaijan per la repressione della libertà di stampa.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui

sabato 6 febbraio 2016

LA NEWSLETTER DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO

PRIMO PIANO

Inquietudini
Inquietano le notizie che continuano ad arrivare dalla Turchia. Di fatto, il sud-est del paese, è in guerra: sarebbero, nei soli ultimi sei mesi, quasi mille i morti tra soldati turchi, militanti del PKK curdo e civili. In settimana la nostra corrispondete Fazıla Mat ci ha riportato una tragica e emblematica vicenda avvenuta nella città di Cizre.
Con il nuovo governo la Croazia rischia di rimanere prigioniera del suo passato più nero: ci racconta il perché Francesca Rolandi, in un suo editoriale. Spostandoci di poco più a nord il nostro corrispondente Stefano Lusa ha intervistato il ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec: tutte le inquietudini dell'Europa nei confronti di profughi e migranti.
In settimana poi abbiamo analizzato il collasso del sistema sanitario in Ucraina; abbiamo portato alla luce la vicenda delmaster ERMA a Sarajevo e di come la necrosi istituzionale del paese pesi sul futuro; abbiamo poi – tra le molte altre cose - pubblicato un'ampia rassegna su come potrebbe evolvere il processo di pace a Cipro nel corso del 2016. Buona lettura!

MULTIMEDIA

 L’iconico Teatro dell’Opera di Tbilisi

L’iconico Teatro dell’Opera di Tbilisi
Il 31 gennaio il Teatro dell’Opera e del Balletto di Tbilisi ha riaperto i battenti dopo una ristrutturazione durata sei anni. Foto e testi di Monica Ellena

NOTIZIE

Turchia, il seminterrato di Cizre

Fazıla Mat
A Cizre, capoluogo della provincia sudorientale di Şırnak, a maggioranza curda, dallo scorso dicembre vige il coprifuoco e sono intensi gli scontri tra le forze di sicurezza di Ankara e i militanti del PKK. La vicenda di un gruppo di persone intrappolato in un seminterrato da giorni. Alcuni di loro sarebbero morti

Azerbaijan: Amal Clooney difende Ismayilova

Simone Zoppellaro
Khadija Ismayilova, incarcerata da oltre un anno per il suo lavoro di giornalista investigativa, sarà difesa da Amal Alamuddin, avvocato esperto di diritti umani

Sarajevo, ERMA sotto il peso della politica

Rodolfo Toè
Il master in diritti umani e democrazia ERMA, una delle eccellenze delle Università di Sarajevo e Bologna, da mesi non riceve i finanziamenti messi a disposizione dall'Unione Europea e dal governo italiano per faide interne all'Università bosniaca

Svolta nera in Croazia

Francesca Rolandi
Le impressioni di una virata a destra della Croazia vengono rafforzate con l’insediamento del nuovo esecutivo. Il paese rischia di rimanere prigioniero del passato e di una narrazione nazionale manichea. Un commento

Slovenia: l'Europa secondo Erjavec

Stefano Lusa
Radio Capodistria ha incontrato il ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec. Ed ha reso disponibile ai lettori di Osservatorio Balcani e Caucaso l'intervista

Cipro: 2016 anno della svolta?

Francesco Grisolia
I leader greco-cipriota e turco-cipriota hanno ribadito l'impegno a risolvere la divisione dell’isola entro l’anno, ma le previsioni di un accordo entro marzo e un nuovo referendum a luglio sembrano poco realistiche

Trieste Film Festival: tutti i premi

Nicola Falcinella
Si è chiusa sabato scorso la 27ma edizione del Trieste Film Festival. Tutti i premi assegnati in questa rassegna del nostro critico cinematografico

Azerbaijan, la sfida di Nardaran

Arzu Geybullayeva
Le proteste di Nardaran, villaggio a maggioranza sciita conservatrice, segnalano un generale malcontento che sta attraversando tutto il paese per la difficile situazione economica e sociale

L'Ucraina colpita dall'influenza suina

Danilo Elia
Un sistema sanitario al collasso che, in particolare nelle aree di Donetsk e Luhansk, non riesce a far fronte all'ennesima sciagura per la popolazione dell'Ucraina: l'influenza suina

Macedonia: elezioni di aprile in forse

Davide Denti
Il 15 gennaio il premier macedone Nikola Gruevski ha rassegnato le dimissioni, come concordato nei negoziati con l'Ue. Ma il governo di transizione, che dovrebbe portare alle elezioni di aprile, ha ottenuto il via libera in un parlamento senza l'opposizione

Mediterraneo orientale, la partita del gas

Francesco De Palo
La recente scoperta di ingenti riserve di gas nel Mediterraneo orientale crea nuove opportunità di collaborazione, ma anche di scontro, sull'asse Grecia, Cipro, Turchia e Israele

Cercavamo la pace: la mobilitazione in Trentino per la ex Jugoslavia

Marco Abram
E' uscita sulla rivista "Archivio Trentino" una ricerca realizzata da OBC sugli anni della mobilitazione in Trentino durante la guerra in ex Jugoslavia. La proponiamo ora integralmente anche per i nostri lettori

APPUNTAMENTI

Sotto i ponti di Paris - In fuga da Srebrenica

Un musical di Pietro Paparo con musiche originali di Walter Gilli e coreografie di Elena Bonizzi per ricordare il genocidio di Srebrenica del 1995
7 febbraio 2016
BRESCIA

L'immigrazione in Trentino. Rapporto annuale 2015

Presentazione del "Rapporto Immigrazione in Trentino", ricerca curata per conto del Centro Informativo per l'Immigrazione (Cinformi) della Provincia autonoma di Trento dai sociologi Maurizio Ambrosini, Paolo Boccagni e Serena Piovesan
11 febbraio 2016
TRENTO

Decima Giornata di Studi Armeni e Caucasici

Convegno internazionale
16 febbraio 2016
VENEZIA

Bosnia e Shoah. Per non dimenticare le voci del passato

Zijo Ribić, sopravvissuto al massacro della sua famiglia nel villaggio di Skočić (Bosnia orientale), interviene in occasione del concerto “Venti caldi dell'Est” di Namaste Ensemble
7 febbraio 2016
ADRIA

OPPORTUNITÁ

Il Comune di Ancona e l'Associazione TECLA promuovono la seconda tappa del seminario formativo LADDER finalizzato alla promozione dell’educazione allo sviluppo e della sensibilizzazione nell’ambito delle politiche DEAR (Development Education & Awareness Raising). Il seminario di livello nazionale a numero chiuso (max. 25 partecipanti), è rivolto alle organizzazioni della società civile e agli amministratori attivi nel settore della cooperazione allo sviluppo. Il progetto prevede che i partecipanti che verranno formati possano poi realizzare, negli enti locali di provenienza, un seminario identico per formare anche i cittadini con il supporto di TECLA. Il metodo a cascata coinvolgerà quindi in primis le amministrazioni locali per arrivare direttamente al cittadino. Il termine per presentare la domanda di iscrizione online è fissato al 19 febbraio 2016. Info: Associazione TECLA | segreteriatecla@tecla.org

giovedì 7 gennaio 2016

I BALCANI NEL LIMBO

Montenegro nella Nato, Bosnia impantanata, Serbia strattonata: la lunga analisi di Matteo Tacconi pubblicata su Reset alla fine del 2015 per capire i riflessi della crisi tra Occidente e Russia nell’ex Jugoslavia.

Nei Balcani la depressione economica globale ha lasciato strascichi pesanti. Il 2016 sarà il primo anno in cui, dal 2009, nella regione non ci saranno paesi in recessione. Si chiude questa crisi, ma se ne apre un’altra: quella dei rifugiati. Sta mettendo a dura prova i governi e alza il tasso di vulnerabilità di questo lembo d’Europa.
Nel frattempo il processo di allargamento europeo procede troppo a rilento e questo comporta l’emergere di stanchezza, malumori e risentimenti, in un’area in cui già ci sono picchi vertiginosi di esclusione sociale. Attecchiscono, così, le sirene della militanza islamista. La componente balcanica dei foreign fighters è limitata, ma il fenomeno diventa non trascurabile se rapportato alle dimensioni demografiche dei paesi d’origine.
L’incrociarsi di questi fattori non aiuta a ricomporre le fratture della regione. Anzi. 
Leggi l'articolo su Reset 

domenica 17 maggio 2015

CIPRO: RIPRENDE IL DIALOGO

Sono ripresi il 15 maggio a Nicosia i colloqui tra greco-ciprioti e turco-ciprioti per giungere ad un accordo sulla riunificazione dell'isola, con la mediazione dell'Onu. Quello di venerdì è stato il primo incontro tra le due parti da quando il 26 aprile scorso Mustafa Akinci è stato eletto presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord, l'entità autoproclamata sul territorio occupato nel 1974 dall'esercito turco e riconosciuta dalla sola Turchia. Nei giorni precedenti l'inviato delle Nazioni Unite Espen Barth Eide aveva spiegato che i colloqui sarebbero serviti ad Akinci ed al presidente greco-cipriota Nicos Anastasiades per avere uno "scambio generale di vedute".
Il primo contatto è evidentemente andato bene, visto che quattro ore di faccia a faccia, dopo mesi di stallo, hanno portato all'impegno per rilanciare il negoziato e ad un'intesa per facilitare il transito tra Cipro Sud e Cipro Nord. Akinci, ha compiuto un'importante apertura accettando che il passaggio possa avvenire senza necessità di procedure simili ad un visto. Le due parti hanno inoltre concordato di incontrarsi almeno due volte al mese ed un nuovo colloquio è già stato fissato per il 28 maggio.
Ora sarà interessante vedere se e in che modo la Turchia sosterrà la presidenza Akinci. Ricordiamo che subito dopo le elezioni del 26 aprile, le dichiarazioni di Akinci, per cui i turco-ciprioti devono essere padroni del loro destino, erano state censurate piuttosto seccamente sia dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che dal premier Ahmet Davutoglu. Cipro Nord, non esistendo formalmente, dipende in tutto e per tutto dalla Turchia e forte resta la presenza militare turca in questa parte dell'isola.
Il problema di Cipro resta un punto rilevante nel negoziato per l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Inoltre, la questione della ricerca e del futuro sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo orientale, balzata alla ribalta negli ultimi anni, invece di offrire un'opportunità per risolvere finalmente la vicenda della riunificazione, rischia di diventare un nuovo motivo di attrito tra gli attori internazionali coinvolti in un'area già delicatissima.


"TERRORISMO E NAZIONALISMO SONO FABBRICATI PER COMBATTERCI GLI UNI CON GLI ALTRI"

Una settimana fa, nelle ore dello scontro armato di Kumanovo, tra le forze di sicurezza macedoni e presunti “terroristi kosovari” che hanno lasciato sul campo 22 morti e provocato gravi danni alle abitazioni suscitando timori e inquietudine in tutta la regione e nel resto d'Europa, hanno fatto notizia le parole un abitante di Kumanovo, raccolte per strada da Vasko Magleshov, giornalista del canale TV 24 Vesti, nelle stesse ore e a poca distanza dai combattimenti.L'uomo è un albanese di Macedonia e in modo naturale e con parole molto semplici invita a difendere la convivenza, a non farsi trascinare nella spirale delle violenze, a diffidare della propaganda dei politici locali. La gente intorno lo applaude e un altro cittadino, di etnia slavo-macedone, lo abbraccia, si dice d'accordo con lui, ripete le sue parole. Il video in poco tempo si è diffuso in rete, è stato visualizzato e condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social network ed è diventato, come si dice, “virale”. 



Questa è la trascrizione tradotta in italiano di alcuni momenti del video che trovate sul portale Eastjournal.net che ringraziamo per averla resa disponibile insieme al video.

Vedete, io sono una persona ragionevole e so cosa sto dicendo. Non ho alcuna minima intenzione negativa nei confronti dei macedoni. Al contrario, ho molti amici e abbiamo un’ottima vita in comune. E chiedo a tutti di mantenere la calma e di proteggere la nostra gente, di rimanere calmi mentre c’è qualcuno che sta giocando sporco, che siano gli uni o che siano gli altri. Pensano che siamo ciechi? Dove porta tutto questo? Qualcuno ha dato una risposta? Qualcuno si è preso delle responsabità, etiche o morali?  Perché dobbiamo arrivare noi a questo, [per poi dire che] è stato Putin o l’America? Noi abbiamo creato il marcio a casa nostra e poi diciamo che puzza? Pensiamoci, chi ci ha portato a questo?
Le persone non sono responsabili. Turchi, albanesi, macedoni: nessuno è colpevole. Forse c’è stato un tempo in cui ci hanno mentito e siamo stati manipolati. La gente è consapevole di questo. Ma questo non può durare finché la gente crede ai loro “film”, i loro film dove ci sono persone innocenti rapite, uccise, gente che non ha niente a che vedere con le armi, e che improvvisamente diventano terroristi. Ma cosa significa “terrorista”? Ma che prima rispondano su chi ha ucciso Neshkovski. E tutto ciò che nascondono. Che rispondano sul caso Smilkovsko, sul caso Sopot, sul caso Monster.
Sentiamo cosa dicono sull’economia, sulle persone che hanno fame, su chi non mette assieme pranzo e cena. Non ho soldi in tasca, non ho futuro, non ho nulla. Eppure loro raccontano ogni giorno che creeranno posti di lavoro. Idee fittizie. Zone economiche speciali che nnessuno ha mai visto. Cos’è tutto questo? Qui nessuno vuole la guerra. Non sopporto nemmeno i rumori forti, figuriamoci gli spari. E se devo desiderare che qualcuno muoia, allora che sia io il primo a morire.
[...] Invito tutti i leader, Ali Ahmeti, Thaci [leaders dei partiti albanesi di Macedonia], anche se sono corrotti… dovrebbero essere qui con la gente. Anche l’SDSM [il principale partito di opposizione]. Anche Gruevski [il primo ministro]. Visto che è amato dalla gente… Che venga qui. Non posso amare i miei figli e allo stesso tempo avere paura di loro. Questa filosofia non regge. Dove sono le loro famiglie? Dicono che [Gruevski] abbia portato la propria famiglia a Lugano. Dove l’ha portata? Ha un figlio o un cugino qui in questa guerra? Che prendano una pistola in mano, allora! Goce Delcev e Skanderbeg [due personaggi di riferimento delle memorie nazionali, rispettivamente, macedone e albanese] almeno erano andati a combattere. Lui è là nel suo ufficio, nascosto in qualche tunnel.
[Applausi della folla. Si avvicina un altro uomo che gli dice: "Io sono macedone, bravo", e lo abbraccia. Il primo uomo si interrompe, poi riprende]
Se proprio dobbiamo parlare di terrorismo e nazionalismo, queste sono cose fabbricate per farci combattere gli uni contro gli altri. È da quarant’anni che vivo qui, e non ho sentito quaranta parole di macedoni contro albanesi, o di albanesi contro macedoni. [L'altro uomo aggiunge: "io è da cinquant'anni e non ho mai avuto problemi"].
E sono contento che lui macedone, e io albanese, abbiamo capito che ci manipolano. Ma qui ci sono ancora persone che non riescono a capirlo. E non dobbiamo permettere che questa minoranza di persone ci divida.

Penso si tratti di una testimonianza che, nella sua apparente normalità, contribuisce ad avere un diverso punto di vista sui fatti di questi giorni. Diverso rispetto a certe cronache che abbiamo sentito in questi giorni e che troppo spesso continuano a interpretare le tensioni nei Balcani come “la polveriera pronta a esplodere”. Non si va a cercare le manipolazioni che stanno dietro ad operazioni con cui si fomenta l’odio. Non si fa la fatica di comprendere quali erano davvero gli interessi che hanno fatto scoppiare le guerre jugoslave degli anni '90. E non si considera mai la gente, che è stata vittima di quegli interessi e di quelle manipolazioni. Oppure si propinano tesi “geopolitiche” che, oggi come venti anni fa, servono solo a sostenere le proprie tesi unilaterali sulle cause delle guerre jugoslave e sulle tensioni che ancora restano nell'area.

A questo proposito segnalo il gruppo diFacebook denominato “Quando un giornalista scrive "Lapolveriera dei Balcani", muore un panda”. E' una reazione – ironica ma non troppo – ad un certo giornalismo sempre innamorato di "scontri etnici", "tensioni mai sopite", "fucina di odi", "focolaio di instabilità". Un giornalismo che, come spiegano i promotori del gruppo, fa dell'inutile sensazionalismo ingigantendo problemi con cui tutta l'Europa fa i conti o li ha fatti in passato. Troppo forte la tentazione di presentare i Balcani sempre e comunque come l'eccezione d'Europa, come il teatro di violenze sempre pronte a riaccendersi, invece che come un'area che ha la sua storia, le sue particolarità, le sue risorse e, certamente, anche i suoi non semplici problemi. Un'area che andrebbe trattata con maggiore attenzione. E con maggiore rispetto.

sabato 16 maggio 2015

SREBRENICA, LA GIUSTIZIA NEGATA

Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Luca Leone, “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA”, scritto a quattro mani con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
 
A venti anni dal genocidio Leone e Noury hanno deciso di affrontre quella vicenda terribile con un linguaggio semplice e in forma di dialogo con l'obiettivo non solo di raccontare cause, svolgimento e conseguenze del genocidio di Srebrenica, ma di analizzare tutto ciò che ruota da vent’anni intorno a questo orrore della storia europea contemporanea.

L'11 luglio 1995: oltre ottomila (ma alcune stime parlano di più di diecimila) maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Lo stesso destino tocca ad alcune giovani donne che vemngono prima stuprate e poi uccise. Le vittime sono bognacchi (bosniaci di religione musulmana), da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dalle bande di paramilitari serbi. Venti anni dopo, Mladic e Karadzic (l'allora capo politico dei serbo-bosniaci) sono sotto processo all'Aja, alcuni capi paramilitari sono morti, ma ancora molti dei carnefici di allora sono a piede libero e una parte dell'opinione pubblica serba li considera "eroi" lasciando un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti.
 

Il libro di Leone e Noury è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nella mancanza di giustizia che seguita al genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. In questo viaggio attraverso uno degli eventi più importanti e mostruosi della storia del Novecento gli autori si sono fatti accompagnare da amici importanti com Moni Ovadia, Miralem Pjanic, Irfanka Pašagic, Silvio Ziliotto. Che hanno scritto quanto segue.

“L’ipocrisia, il cinismo e l’indifferenza della politica interessata solo al potere, fanno sì che ancora, a Srebrenica, le vittime degli orrori debbano vedersi quotidianamente davanti, impuniti, arroganti, beffardi, minacciosi – spesso trasformati in eroi –, molti dei loro carnefici o quelli dei loro cari sepolti in fosse comuni o fatti a pezzi e conservati in frigoriferi, gli stupratori individuali e di massa, e non possano elaborare immani sofferenze e lutti atroci. Noi piccoli o grandi militanti della Memoria e attivisti dell’integrità inviolabile dell’uomo, ci sentiamo presi alla gola da un insopprimibile senso di impotenza sfregiato da revisionismi e negazionismi. Qualcosa però possiamo farlo!”. (Moni Ovadia)

“Luca Leone e Riccardo Noury sanno quanto sia importane raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica e quanto sia vitale che anche gli altri, più persone possibile, sentano e facciano qualcosa affinché finalmente avvenga quello che le Donne di Srebrenica da anni chiedono durante le loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla: ‘Noi vogliamo verità e giustizia, e vogliamo condanne per i criminali’”. (Irfanka Pašagic)

“Il popolo bosniaco va accompagnato e aiutato verso quell’Europa che qui ha dimenticato a lungo le sue carte dei diritti e da qui deve ripartire in un cammino, arduo ma possibile, di pace e giustizia”. (Silvio Ziliotto)

“I bosniaci hanno un cuore grande e meritano un futuro positivo. Spero davvero che andrà sempre meglio. Io continuerò a fare il massimo per aiutare il mio Paese”. (Miralem Pjanic)
Ci accompagnano, inoltre, in questo viaggio, alcune associazioni importanti, Amnesty International in testa, quindi Rete, Sie, Iscos, Associazione per i popoli minacciati.

Il consiglio di Passaggio a Sud Est è di leggere “SREBRENICA. LA GIUSTIZIA NEGATA” e, se ancora non lo avete fatto, anche gli altri lavori che in questi anni Luca Leone ha dedicato alla sua amata Bosnia e che trovate sul sito della Infinito Edizioni. 

Leggi qui la prefazione del libro

GLI AUTORI

Luca Leone
(Albano Laziale, 1970), giornalista professionista e saggista, è laureato in Scienze politiche.
È direttore editoriale e co-fondatore della casa editrice Infinito edizioni. Ha scritto e scrive per molte testate. Ha firmato, tra gli altri, per Infinito edizioni: Srebrenica. I giorni della vergogna (2005-2011); Bosnia Express (2010); Saluti da Sarajevo (2011); I bastardi di Sarajevo (2014).

Riccardo Noury
E' il portavoce di Amnesty International Italia, organizzazione non governativa per i diritti umani di cui fa parte dal 1980. Ha curato Non sopportiamo la tortura (Rizzoli Libri Illustrati, 2001), Poesie da Guantánamo (Edizioni Gruppo Abele, 2007) ed è stato coautore di Un errore capitale (EdizioniCultura della Pace, 1999). Blogger per Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Articolo 21. Zemaniano.

 

LA NEWSLETTER DI OSSERVATORIO BALCANI E CAUCASO

 

PRIMO PIANO

Buone nuove
Si è conclusa la lunga vertenza che ha visto coinvolto Osservatorio Balcani e Caucaso e che prevedeva, inizialmente, il drastico ridimensionamento del nostro gruppo di lavoro. Da marzo, quando la situazione è emersa in tutta la sua gravità, molto è cambiato. Innanzitutto è avvenuto che la comunità che in questi anni si è creata attorno a noi ed ha accompagnato il progetto Obc ha dimostrato tutta la sua solidarietà. Un appoggio straordinario, di migliaia di persone e centinaia di associazioni, università, testate giornalistiche e istituzioni. Un punto per tutti noi da cui ripartire.
Poi abbiamo ricevuto la conferma che l'Unione europea avrebbe continuato a sostenerci con un nuovo progetto a sostegno della libertà dei media. Avremo modo di parlarvi della nuova iniziativa in modo approfondito nelle prossime settimane. Infine le istituzioni trentine hann o preso atto che Obc è un servizio messo a disposizione del nostro territorio e dell'Europa tutta e che merita un rilancio.
Tutto questo ha portato a una soluzione che evita licenziamenti: grazie ad una dimissione volontaria e alla solidarietà interna che ha portato ad un rilevante ridimensionamento degli orari della componente giornalistica della struttura.Ora è quanto mai necessario lavorare assieme ai nostri storici sostenitori per rilanciare con ambizione il nostro progetto. Vogliamo concludere ringraziando una volta ancora voi lettori, amiche, amici. E' soprattutto grazie a voi che Osservatorio Balcani e Caucaso potrà quest'anno festeggiare i suoi 15 anni di lavoro e, assieme a voi, continuare a lavorare per l'Europa che vogliamo: democratica, sostenibile e solidale.
Bloc-notes: Kumanovo, zona di guerra; Crisi in Macedonia, l’UE preoccupata; Macedonia, cadono le prime teste; Lettera al Papa

NOTIZIE

Kosovo, le reazioni dopo Kumanovo

Violeta Hyseni Kelmendi Dopo gli scontri a Kumanovo le istituzioni kosovare prendono le distanze da qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Secondo le autorità macedoni i leader del gruppo armato sono cittadini del Kosovo. Ma per gli analisti di Pristina non sono stati chiariti i dubbi sull'identità e sugli obiettivi del gruppo armato

Montenegro: la terra promessa è la Bassa Sassonia

Aida Skorupan Sono molti i cittadini dei Balcani a tentare la via dell'emigrazione. In pochi mesi, dal nord del Montenegro, più di 3500 persone sarebbero partite per la Germania, ed in particolare per la Bassa Sassonia. Vijesti ha raccolto le testimonianze di alcuni di loro

La Serbia e la crisi in Macedonia

Dragan Janjić Il recente scontro armato nella cittadina di Kumanovo, in Macedonia, viene sfruttato dal governo di Belgrado per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal tema del Kosovo al supposto pericolo della Grande Albania. Un’analisi

I due giorni di Roberto Saviano in Albania

Erion Gjatolli, Nicola Pedrazzi Due giornate intense in cui Roberto Saviano ha avuto modo di condividere storie e riflessioni, aprire alla critica e al dibattito, invitando al coraggio e alla libertà. Le impressioni raccolte durante le giornate di Tirana

Azerbaijan: il silenzio degli innocenti

Arzu Geybullayeva Ad un mese dai Giochi olimpici europei che si terranno nella capitale azera Baku, decine di donne e uomini, attivisti e oppositori al governo, sono in carcere e messi a tacere. A preoccupare però è anche il silenzio da parte della comunità internazionale su questa questione

Liberland: la terra di tutti e di nessuno

Giovanni Vale Un pezzo di "terra di nessuno", tra Croazia e Serbia, dichiarato stato indipendente sul web. La storia di Liberland e del suo giovane presidente, il militante del partito euroscettico “Svobodní”, Repubblica ceca, Vit Jedlička

Buone nuove

Nessun licenziamento, una dimissione volontaria e la riduzione degli orari della componente giornalistica. Si conclude la vertenza che ha visto coinvolto OBC in questi mesi. Con una certezza: il grande sostegno dimostrato da tutti voi lettrici e lettori

Macedonia, dopo Kumanovo

Ilcho Cvetanoski La Macedonia tenta di fare i conti con gli scontri armati che sabato scorso hanno sconvolto la città di Kumanovo. Al centro del dibattito il nazionalismo pan-albanese, ma anche sospetti di un tentativo di distrarre l'opinione pubblica dagli scandali che scuotono il governo

Cannes, poche speranze per il sud-est Europa

Nicola Falcinella L'anno scorso aveva vinto la Turchia, quest'anno sembra invece ci sarà poca gloria per l'Europa del sud-est a Cannes. La rassegna francese si inaugura domani

Sarajevo, il Tribunale delle Donne

Andrea Oskari Rossini Il primo Tribunale delle Donne in Europa si è svolto a Sarajevo dal 7 al 10 maggio. Le partecipanti sono giunte da tutti i paesi dell’ex Jugoslavia ed hanno denunciato la guerra combattuta ogni giorno contro le donne. Molte le delegazioni internazionali

APPUNTAMENTI

L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

Oltre 200 opere d’arte raccontano le vicende del primo conflitto mondiale, in mostra dipinti, disegni, incisioni, diari, lettere e documenti
Fino al 6 settemnbre 2015
TRENTO

Gli Italiani dell'Altrove: Sloveni

Evento organizzato nell'ambito del ciclo di incontri sulla realtà storica e contemporanea delle Minoranze Linguistiche d'Italia
18 maggio 2015
ROMA

Il viaggio di Zijo

Proiezione del docu-film di Michael Jovic (sub IT) alla presenza del protagonista; evento organizzato nell'ambito del ciclo di incontri "Bosnia vent'anni dopo - il dopoguerra infinito"
20 maggio 2015
BOLZANO

Stolica | Sedia

Proiezione del documentario di Elisabetta Lodoli (2013, 65’), nell'ambito della rassegna "Doc in Tour"
19 maggio 2015
FIORENZUOLA D'ARDA (PC)

OPPORTUNITÁ


A Trento per discutere di "Interventi civili in aree di conflitto"
Il Centro per la Ricerca sulla Politica Internazionale e la Risoluzione dei Conflitti (CeRPIC) della Fondazione Bruno Kessler (FBK) ospita il 26 e 27 giugno 2015 a Trento l'ottava conferenza annuale dello Standing Group Italiano di Relazioni Internazionali (SGRI), gruppo di discussione tematica sulla politica internazionale. Nell'ambito della conferenza "Disentangling Subsystem Dynamics. The Search for Peace and Cooperation" OBC presiede il panel "Transnational civilian intervention in conflict areas: from global civil society to jihadism". Esperti e ricercatori interessati a presentare il proprio contributo originale alla conferenza sono invitati a inviare un brev e abstract all'organizzazione entro il 15 maggio 2015. Info: FBK - CeRPIC | sgri@fbk.eu

martedì 12 maggio 2015

BUONE NOTIZIE

Buone notizie da Osservatorio Balcani e Caucaso: riportiamo qui di seguito il testo pubblicato oggi su www.balcanicaucaso.org con i nostri migliori auguri agli amici di OBC perché questa conclusione positiva sia anche un nuovo inizio.

Nessun licenziamento, una dimissione volontaria, riduzione degli orari della componente giornalistica. Si conclude la vertenza che ha coinvolto OBC in questi mesi. Con una certezza: il grande sostegno ricevuto

Si è conclusa oggi la lunga vertenza che ha visto coinvolto Osservatorio Balcani e Caucaso e che prevedeva, inizialmente, il drastico ridimensionamento del nostro gruppo di lavoro. Da marzo, quando la situazione è emersa in tutta la sua gravità, molto è cambiato.
Innanzitutto è avvenuto che la comunità che in questi anni si è creata attorno a noi ed ha accompagnato il progetto Obc ha dimostrato tutta la sua solidarietà. Un appoggio straordinario, di migliaia di persone e centinaia di associazioni, università, testate giornalistiche e istituzioni. Un punto per tutti noi da cui ripartire.
Poi abbiamo ricevuto la conferma che l'Unione europea avrebbe continuato a sostenerci con un nuovo progetto a sostegno della libertà dei media. Avremo modo di parlarvi della nuova iniziativa in modo approfondito nelle prossime settimane.
Infine le istituzioni trentine hanno preso atto che Obc è un servizio messo a disposizione del nostro territorio e dell'Europa tutta e che merita un rilancio.
Tutto questo ha portato a una soluzione che evita licenziamenti: grazie ad una dimissione volontaria e alla solidarietà interna che ha portato ad un rilevante ridimensionamento degli orari della componente giornalistica della struttura.
Ora è quanto mai necessario lavorare assieme ai nostri storici sostenitori per rilanciare con ambizione il nostro progetto.
Vogliamo concludere ringraziando una volta ancora voi lettori, amiche, amici. E' soprattutto grazie a voi che Osservatorio Balcani e Caucaso potrà quest'anno festeggiare i suoi 15 anni di lavoro e, assieme a voi, continuare a lavorare per l'Europa che vogliamo: democratica, sostenibile e solidale.