giovedì 29 maggio 2014

L'ESITO DELLE ELEZIONI EUROPEE IN CROAZIA

Vince l'opposizione di centro-destra, si affermano gli ecologisti e scoppia la bufera tra i socialdemocratici


Di Marina Szikora
Le elezioni europee in Croazia sono trascorse all'ombra delle tragiche vicende delle alluvioni che settimana scorsa avevano colpito i tre paesi della regione, Serbia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Per le migliaia di sfollati della Slavonia il pensiero e' fissato sul destino che ha visto l'annientamento della loro esistenza e quindi ben pochi di loro si sono recati alle urne in localita' provvisorie per votare i candidati croati al Parlamento Europeo. Come anche un po' si prevedeva, l'affluenza alle urne e' stata bassa, tra le piu' basse nell'Unione Europea, poco oltre il 25 per cento. L'esito elettorale, anche se non inaspettato, e' stato un colpo duro per i partiti che sostengono il governo. Nel nuovo Parlamento europeo la Croazia avra' 11 deputati e, per volontà degli elettori, 6 proverranno dalle fila della coalizione di centro-destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), la quale ha ottenuto 41,42 per cento di voti. La coalizione governativa, vale a dire il centro sinistra con a capo il Partito socialdemocratico, ha ottenuto soltanto 4 seggi ovvero il 29,93 per cento mentre un seggio lo avra' il nuovo partito OraH (Sviluppo sostenibile della Croazia) dell'ex ministro dell'ambiente, Mirela Holy, con il 9,42 per cento di preferenze.

Vince Tonino Picula, il socialdemocratico che non piace a Milanovic
Il vincitore in assoluto di queste elezioni, proprio come un anno fa, quando i cittadini croati si sono recati alle urne per la prima volta in vista dell'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, e' il socialdemocratico Tonino Picula, gia' ministro degli Esteri del governo di Ivica Račan, che ha ottenuto il 47,75 per cento di preferenze anche se per volonta' dell'attuale presidente del Partito socialdemocratico e attuale premier Zoran Milanović e' stato posizionato solo al quinto posto della lista della coalizione governativa. Oltre a Tonino Picula, dalla lista di centrosinistra, entrano al Parlamento Europeo anche Biljana Borzan, socialdemocratica, Jozo Radoš del Partito popolare croato–Liberali democratici e l'istriano Ivan Jakovčić dell'IDS (al posto del capolista Neven Mimica che tornera' a svolgere il suo incarico di commissario europeo per i consumatori). Picula, che ha atteso i risultati nel suo ufficio con i suoi collaboratori lontano dalla sede del partito, ha comunque dichiarato di essere “parte del SDP” e che questa vittoria non la puo' vivere altro che come un riconoscimento e uno stimolo dei cittadini al Partito socialdemocratico cosi' come esso dovrebbe essere. “Senza modestia, ritengo che i miei 24 anni nello SDP hanno un significato, non soltanto per i suoi membri ma anche per gli altri”, ha detto Picula aggiungendo di essere per la legalità e di aver rispettato la volonta' del presidente del suo partito per quanto riguarda il suo posto sulla lista, ma di aver saputo anche che il posizionamento definitivo sarebbe stato deciso dagli elettori.

I socialdemocratici perdono Zagabria
La sconfitta del Partito socialdemocratico e' del tutto sorprendente ed inaspettata a Zagabria dove l'HDZ non trionfava dal lontano 1992. Come centro intellettuale, la capitale e' per anni stata la roccaforte della sinistra croata, ma come ha scritto il quotidiano 'Jutarnji list' “la rossa Zagabria non esiste piu'” e le elezioni europee hanno dimostrato che il primato dello SDP e' scomparso. Il crollo del partito di Milanović, prosegue 'Jutarnji list', è dimostrato anche dal terzo posto dell'OraH guidato dalla dissidente socialdemocratica Mirela Hol con il 9,4 per cento di voti. Da aggiungere che la coalizione di centrosinistra ha perso i suoi elettori tradizionali nei centri urbani. La vittoria e' stata assicurata in soltanto cinque centri delle regioni: Fiume, Koprivnica, Pola, Varaždin e Čakovec. Un anno fa, il Partito socialdemocrativo aveva vinto invece in 12 citta'. Le maggiori sconfitte sono comunque quelle di Zagabria e di Spalato. Il piu' giovane partito in Croazia e' diventato quindi anche ufficialmente la terza forza politica: i verdi di “Sviluppo sostenibile della Croazia” (OraH) dell'ex ministro dell'Ambiente Mirela Holy che si era dimessa dal suo incarico e aveva lasciato il Partito socialdemocratico dopo un presunto scandalo di abuso di ufficio.

Nella notte dei risultati, il premier Milanović ha detto che il suo Governo attualmente si trova in una situazione difficile: “Per tale ragione ritengo questo risultato come una specie di stimolo, perche' lavoriamo sodo e difficilmente. La campagna adesso e' dietro di noi. Ma davanti a noi ci sono le nuove sfide ed i danni delle alluvioni che risolveremo. Non possiamo rinunciare: andiamo avanti ancora piu' forte”. Milanović si e' congratulato con tutti, anche con quelli del suo partito, senza pero' fare i nomi ed invece di congratularsi con il suo collega di partito, Tonino Picula, per la sua affermazione, Milanović ha lodato la sua ex ministro che a suo tempo aveva destituito a causa di una e-mail compromettente, giudicando l'affermazione di Mirela Holy “che ha ottenuto cosi' tanti voti” una sorpresa soprattutto perche' ottenuta senza strutture di partito alle spalle.

I vincitori del centro-destra
Dalla lista dei vincitori, la coalizione del centro destra guidata dall'Unione democratica croata (HDZ), i parlamentari europei sono: Ruža Tomašić, Andrej Plenković, Marijana Petir, Dubravka Šuica, Ivana Maletić e Davor Ivo Stier. Va sottolineato che, come l'anno scorso, dopo Tonino Picula, il massimo numero di preferenze lo ha ottenuto l'euroscettica Ruža Tomašić controversa figura del partito dell'estrema destra HSP AS. Nonostante la grande soddisfazione per la vittoria, il presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, avverte che “non sono i tempi per essere euforici” e ricorda le vittime delle alluvioni in Slavonia ancora sfollati nei palasport e in altre strutture di fortuna e non possono tornare ancora nelle loro case. Al governo Karamarko manda il messaggio di ascoltare i consigli dei vincitori su come riparare i danni affinche' la gente possa tornare al piu' presto alla sua vita normale. Il leader dell'opposizione rileva che la Croazia “si trova in una situazione catastrofica, mentre e' l'unico paese in Europa che non segna ancora la crescita”. L'HDZ con una mentalita'  vincente, aggiunge Karamarko, e' arrivata al punto che dopo due anni, “da un esercito sconvolto ha creato un partito vincente” e promette che questo “e' soltanto un secondo passo alla nostra vittoria che seguira' alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari”. Per la vicepresidente del governo e ministro degli esteri, Vesna Pusić, presidente del Partito popolare croato-Liberali democratici, i risultati di queste elezioni sono un avvertimento al governo che deve iniziare a ottenere risultati e continuare a lavorare restando concentrati sugli obiettivi chiari da realizzare. “Ognuno che si trova nella nostra posizione e non lo avverte come un serio avvertimento non e' sufficientemente serio e responsabile verso il proprio lavoro“, ha sottolineato Vesna Pusić.

I commenti sui media della regione
I media della regione mettono in evidenza i commenti della stampa croata che i risultati delle elezioni europee in Croazia sono un avvertimento al SDP, principale forza di governo e al premier Milanović e rilevano in particolare il successo del partito OraH di Mirela Holy. Secondo l'agenzia di stampa slovena STA, i risultati elettorali sono l'ultimo avvertimento al premier Milanović che deve cambiare il modo in cui il suo governo conduce il paese e indica che un ostacolo ulteriore del premier e' il fatto che i suoi “sfidanti a sinistra” Tonino Picula e Mirela Holy hanno conquistato un seggio europeo e grazie ai voti di preferenza sono in effetti “i veri vincitori” di queste elezioni. Nonostante la sconfitta, aggiunge STA, la coalizione governativa e l'SDP rigettano come infondate le richieste di elezioni anticipate. Il quotidiano di Ljubljana 'Delo' valuta che per lo SDP sono stati nocivi i recenti “scandali di corruzione” nel partito mentre l'HDZ che era appesantito dalla reputazione di essere un partito corrotto, a causa delle condanne per l'ex premier e presidente del partito, Ivo Sanader, adesso si sta evidentemente riprendendo anche se l'attuale presidente dell'HDZ, Tomislav Karamarko, secondo i sondaggi, e' il politico croato piu' impopolare. Il portale sloveno Telekoma rilevando il successo del partito di Mirela Holy, la vera sorpresa delle elezioni, sottolinea che con questo partito, aderente al gruppo dei Verdi, a differenza di quanto avvenuto nella maggior parte degli stati membri dell'Ue che si sono girati verso i partiti di estrema destra o sinistra o agli euroscettici, gli elettori croati hanno “scoperto” improvvisamente di preferire i movimenti ecologisti e i partiti verdi.

I media in Bosnia Erzegovina hanno messo in primo piano l'avanzamento dei gruppi di destra, ultranazionalisti e hanno informato che la Croazia ha premiato la coalizione di destra guidata dall'HDZ. Indicano inoltre le aspettative dei maggiori politici croati della Bosnia Erzegovina che queste elezioni potrebbero essere positive anche per quest'ultimo Paese. I rappresentanti croato-bosniaci che hanno altrettanto votato a queste elezioni hanno ritenuto questo voto di estrema importanza. Secondo Vjekoslav Bevanda, l'attuale presidente del Consiglio di ministri, questa e' una cosa estremamente positiva per la Bosnia perche' rafforza la coscienza europea. “Grazie ai parlamentari croati sono state sollecitate certe iniziative che sono state molto utili per la Bosnia Erzegovina perche' l'immagine di questo paese e' stata presentata piu' chiaramente nelle istituzioni europee”, ha detto Bevanda. La Radiotelevisione serba e i media della Serbia hanno messo in evidenza “la vittoria del centro destra in Croazia e in Slovenia” rilevando che il relatore per la Serbia al Parlamento europeo, lo sloveno Jelko Kacin, non e' riuscito a conquistare il suo terzo mandato, e riportano le valutazioni dello stesso Kacin che i risultati in Slovenia “rappresentano un momento di verita' della politica slovena”.

Il quotidiano serbo 'Blic' riporta invece le valutazioni del capo dello stato croato Ivo Josipović secondo il quale i risultati delle elezioni per il rinnovo del PE sia in Croazia che in altri paesi membri dell'Unione dimostrano che gli europei non sono soddisfatti con le opzioni politiche dominanti: “Vi ha sicuramente contribuito il fatto che in molti paesi non e' stata trovata la risposta alla crisi”, ritiene il capo del piu' giovane stato membro dell'Unione Europea, scrive 'Blic' e aggiunge che per il presidente Josipović i risultati in Croazia dimostrano una seria sconfitta della coalizione governativa. “Mi preoccupa che in alcuni paesi vicini emerga l'antisemitismo, ci siano unita' paramilitari e alcuni fenomeni sulla scena politica che trasmettono reminiscenze dei tempi precedenti alla Seconda guerra mondiale”, ha detto Josipović. Per quanto riguarda la situazione in Croazia, 'Blic' cita le osservazioni del capo di stato croato secondo il quale proprio il successo di Mirela Holi e di Tonino Picula, vale a dire dei politici che il premier Zoran Milanović “ha fatto allontanare” dimostrano che si tratta di problemi interni del maggiore partito governativo, il Partito socialdemocratico, che devono essere risolti.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

LE ALLUVIONI NEI BALCANI: CONSEGUENZE E PREOCCUPAZIONI

Bosnia: la città di Doboj invasa dalle acque
Di Marina Szikora
Lunedi' i ministri di salute di Serbia, Croazia e Republika Srpska, l'entita' a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina hanno concordato una comune strategia per far fronte alle conseguenze delle alluvioni che hanno colpito recentemente i tre Paesi. A Morović, un villaggio della Serbia colpito altrettanto dalla catastrofe, i tre ministri hanno concordato che tutte le istituzioni lavorino congiuntamente affinche' davanti all'Unione Europea e all'Organizzazione mondiale della sanita' non si presentino diverse posizioni e richieste. La comunicazione tra i ministeri di salute nella regione in questi giorni e' molto intensa, hanno confermato i ministri. Il ministro della salute croato, Rajko Ostojić, ha detto che vi e' un consenso assoluto che e' necessario, come primo passo, una disinfestazione contemporanea contro le zanzare nelle zone alluvionate e ha spiegato che si tratta di un'area di oltre 100 mila ettari. Il direttore dell'Istituto per la salute pubblica serbo, Dragan Ilić, ha valutato di non aspettarsi una epidemiologia di grandi dimensioni e che la cosa piu' importante e' garantire l'acqua potabile. Il maggiore pericolo potenziale e' la febbre del Nilo occidentale che viene trasmessa dalle zanzare. Il ministro della Republika Srpska ha detto che la situazione piu' difficile e' quella di Šamac e Doboj poiche' si tratta di citta' completamente devastate.

In Serbia, di giorno in giorno la situazione si sta normalizzando. Nelle alluvioni hanno perso la vita in tutto 35 persone mentre sono state distrutte oltre 3.500 case e abitazioni. Il ritorno a Obrenovac, la localita' maggiormente colpita e in alcune altre zone, anche se l'acqua si e' ritirata, non e' ancora possibile perche' e' necessaria la disinfestazione. Al tempo stesso, dopo pressioni da parte dell'opinione pubblica e polemiche se alcune vittime e proprieta' potevano essere salvate, sono state annunciate indagini sull'eventuale responsablita' delle autorita' locali. Lo ha confermato il premier della Serbia, Aleksandar Vučić, il quale visitando Krupnja, una delle zone colpite, ha promesso che lo stato costruira' e riparera' tutte le case distrutte entro la fine di settembre e rinnovera' l'intera infrastruttura. Va detto che a Krupnja oltre 200 famiglie sono rimaste senza tetto. Gli abitanti di Obrenovac, invece, un comune nei pressi di Belgrado, affermano che una vita normale non sara' possibile almeno per due-tre mesi poiche' e' impossibile prosciugare completamente le case e gli appartamenti alluvionati. Purtroppo, lunedi', dopo una abbondante pioggia nella zona di Kragujevac, una cinquantina di persone dovevano essere evacuate e l'acqua e' entrata in molte abitazioni.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
Le preoccupazioni per l'esito del voto delle elezioni europee e le iniziative prese dal governo di Edi Rama per convincere i paesi scettici sul proseguimento del processo di allargamento dell'Unione Europea.
E’ giunto al nono giorno a Tirana lo sciopero della fame di un gruppo di ex dipendenti pubblici rimossi dai loro incarichi dopo l’insediamento del governo del premier Edi Rama. In due tende a poche decine di metri dalla sede del governo si trova una quindicina di persone il cui stato di salute si è progressivamente aggravato.

Kosovo
E' cominciata ufficialmente la campagna per le elezioni anticipate del 8 giugno, mentre i sondaggi sull'esito del voto restano incerti e contrastanti, si moltiplicano le denunce reciproche tra i parincipali partiti in lizza. Nel frattempo sono cominciati ad arrivare i componenti della missione di osservazione internazionale. La presidente Atifete Jahjaga fa appello alla correttezza e al senso di responsabilità di tutti.

Macedonia (Fyrom)
L'opposizione socialdemocratica accusa Nikola Gruevski di evasione fiscale e tangenti e secondo i media la magistratura potrebbe aprire un'inchiesta sul premier. Intanto, le dimissioni dei deputati dell'opposizione potrebbero portare a nuove elezioni anticipate dopo quelle di aprile.

PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 29 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


La puntata odierna è dedicata in larga parte ai risultati delle elezioni europee nei paesi balcanici che fanno parte dell'Unione Europea, con una particolare attenzione al voto in Croazia e in Grecia, e alle reazioni in un paese che non fa parte dell'UE, l'Albania, che ha accolto con preoccupazione l'esito del voto e l'avanzata dei partiti antieuropeisti.

Gli altri argomenti
Le preoccupazioni per le conseguenze delle devastanti inondazioni che hanno colpito Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia.
Le possibili nuove elezioni anticipate in Macedonia/Fyrom e le accuse di corruzione contro il premier Nicola Gruevski.
La campagna elettorale, l'incertezza sull'esito del voto e le accuse ad alcuni leader politici, compreso il premier Hashim Thaci, in Kosovo.
Lo sciopero della fame di alcuni dipendenti pubblici licenziati dopo l'insediamento del governo di centro-sinistra in Albania.

La trasmissione, realizzata con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è ascoltabile direttamente qui


domenica 25 maggio 2014

SPECIALE UCRAINA: LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TRA SCONTRI ARMATI E TENTATIVI DI SECESSIONE

L'Ucraina va oggi al voto per eleggere il nuovo presidente dopo la secessione della Crimea e la sua annessione alla Russia, contraria al diritto internazionale ma ormai data per acquisita, e mentre permangono incertezze e timori per la situazione dell'est, soprattutto nelle regioni di Donetsk e Luhanks, dove continuano gli scontri armati tra truppe regolari  e separatisti filo russi. Scontri che hanno già provocato molti morti e che proprio in queste ore, alla vigilia del voto, sono costati la vita al fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e al giornalista e attivista dei diritti umani Andrei Mironov, già dissidente e condannato al Gulag nel periodo sovietico, tra i fondatori di "Memorial", collaboratore di Anna Politkovskaja e già iscritto al Partito radicale transnazionale. Mentre sono in corso le operazioni di voto - non però a Donetsk, Luhanks e in Crimea - cerchiamo di fare il punto sulla situazione e sulla sua possibile evoluzione.

Ospite della trasmissione Antonio Stango, esperto di relazioni intenazionali e di diritti umani, esponente del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito. Intervengono: Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, e Paolo Tatti, osservatore internazionale in Ucraina. Nel programma anche una sintesi dell'intervista a Danilo Elia, giornalista freelance e collaboratore di Osservatorio Balcani e Caucaso, sul suo recente viaggio attraverso l'Ucraina della quale ha raccontato la realtà attuale e le divisioni storiche, culturali e politiche.

Ascolta qui lo Speciale di Passaggio a Sud Est sull'Ucraina



giovedì 22 maggio 2014

L'ALLUVIONE DEL SECOLO TRAVOLGE I BALCANI: BOSNIA, SERBIA E CROAZIA IN GINOCCHIO

Decine di morti, centinaia di migliaia di sfollati, danni incalcolabili. Il pericolo delle epidemie e delle mine antiuomo rimaste dalle guerre degli anni '90. La solidarietà verso le popolazioni colpite dalla catastrofe unisce tutta la regione.


Di Marina Szikora
Le alluvioni in questi ultimi sette giorni hanno colpito e messo in ginocchio tre paesi, Bosnia, Serbia e Croazia. Sono almeno una cinquantina le persone che in questi paesi hanno perso la vita a causa delle inondazioni e circa mezzo milione gli sfollati, ma sono le conseguenze che saranno catastrofiche e le cui dimensioni in questo momento sono forse ancora incalcolabili. Una situazione tremenda che non si e’ vista negli ultimi 120 anni. Le numerose squadre di salvataggio sono al lavoro per garantire assistenza e fornire i beni indispensabili alle popolazioni alluvionate. Anche se è stata colpita essa stessa, la Croazia e’ stata tra i primi paesi che hanno offerto soccorso in elicotteri e personale alla Serbia e alla Bosnia Erzegovina da dove sono giunte immagini apocalittiche, sconosciute alla storia moderna di questi due paesi. Basti dire che a Doboj, in Bosnia, il livello dell’acqua ha raggiunto i 4 metri di altezza. Colpite tutte le zone lungo il fiume Sava, in Serbia nel centro del paese, in Bosnia Erzegovina le citta’ nel nord e nel nord-est e in Croazia nell’est del paese, la Slavonia e la Posavina. Nella regione a preoccupare sono le piene della Sava, della Kolubara, della Drina e del Danubio. La citta’ maggiormente colpita in Serbia e’ Obrenovac, una citta’ che ormai non esiste piu’.


La solidarietà tra Paesi un tempo in guerra
Paesi negli anni novanta erano in guerra tra loro, oggi sono uniti dalla solidarietà contro l'assalto subito dai fiumi mostri. Si fa tutto il possibile, non soltanto per soccorrere i propri connazionali ma anche per aiutare i cittadini colpiti dalle alluvioni nei paesi vicini. In Croazia, i partiti della coalizione governativa hanno interrotto la campagna per le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e la propaganda dei candidati nei media. I mezzi finanziari che erano destinati a questo scopo verranno inviati al Fondo per l’aiuto alle zone alluvionate della Croazia. Il partito di opposizione, l’Unione democratica croata (HDZ) ha deciso di cancellare cinque comizi elettorali conclusivi e i soldi verranno altrettanto inviati ai cittadini colpiti dalla tragedia. Anche in Slovenia vi e’ una grande risposta all’azione di solidarieta’ e aiuto alle popolazioni colpite dalla catastrofe in Bosnia e Serbia. I media sloveni sottolineano che l’intera regione balcanica ha dimostrato grande solidarieta’ in cui non e’ mancato nemmeno l’aiuto da parte della Slovenia che negli ultimi anni aveva subito a sua volta i danni causati da alluvioni e altre catastrofi naturali quando le venivano inviati aiuti internazionali. Da tanto tempo, tra i paesi della regione, non si registrava una cosi’ grande solidarieta’ e aiuto reciproco come adesso, ha scritto il quotidiano di Maribor “Večer”. Anche dal Montenegro, finora sono stati inviati sei convogli di aiuti ai cittadini della Serbia e della Bosnia Erzegovina, e’ stato comunicato lunedi’ dal governo di Podgorica. La croce rossa bosniaca informa che in tre giorni sono state raccolte 200 tonnellate di aiuti per far fronte ai bisogni indispensabili delle popolazioni colpite. In Serbia si rileva il particolare ringraziamento agli aiuti internazionali, soprattutto quelli provenienti dai paesi della regione. Si sottolinea che nelle zone alluvionate sono impegnati i team di esperti e di soccorritori da Bulgaria, Slovenia, Montenegro, Macedonia e Croazia anche se la stessa Croazia e’ tra i paesi colpiti dalla catastrofe.

Le ripercussioni economiche su Paesi già colpiti dalla crisi
E’ chiaro che quanto avvenuto negli ultimi giorni in Serbia, Bosnia e Croazia rischia di avere forti ripercussioni sulle economie di questi paesi che ormai sono colpiti da diversi anni da una profonda crisi economica e finanziaria. Il premier serbo Aleksandar Vučić ha tracciato una prima stima dei danni in Serbia: si tratta di danni pari a centinaia di milioni e forse persino di un miliardo di euro. Tra questi i danni subiti dal complesso minerario di Kolubara che rifornisce la centrale “Nikola Tesla” di Obrenovac che e’ una delle localita’ piu’ colpite. Il neo premier serbo ha detto che si aspettano aiuti dai governi stranieri poiche’ servono medicine e viveri, soprattutto alimenti per i neonati e materiale edilizio. La Serbia, come spiegato da Vučić, dovra’ ricostruire ponti e strade e rinnovare molte infrastrutture. Il premier croato  Zoran Milanović ha dichiarato che la settima citta’ in ordine di grandezza, Slavonski Brod, ha subito i danni peggiori ed e’ stata sfiorata la catastrofe. Il fiume Sava e’ stato in questa citta’ ad un passo dal rompere gli argini, ma questo per fortuna non e’ avvenuto. Anche se da lunedi’ il tempo si e’ calmato e il livello dell’acqua e’ leggermente in discesa, non c’e’ ancora cessato allarme in Slavonia poiche’ la situazione non e’ ancora fuori pericolo. Oltre mille membri delle Forze armate lavorano giorno e notte e soccorrono quanto possono. Ci sara’ un piano di lavoro anche dopo il ritiro completo dell’acqua. Va aggiunto anche che l’aiuto arriva da ogni parte della Croazia. Praticamente non c’e’ citta’, comune, associazione, istituzione o impresa che non si sia inserita nell’azione di solidarieta’. Esemplare l'aiuto venuto da parte degli sportivi della regione. Rimane critica anche la situazione in Bosnia Erzegovina, nelle zone vicine ai tre fiumi principali, Sava, Bosna e Drina. Alcuni villaggi di Podrinje, vicino alla Drina, nella parte orientale, sono ancora del tutto isolati dall’acqua. A Bijeljina invece, gli sfollati sono diverse migliaia. Martedi’ 20 maggio e’ stata proclamata giornata di lutto nazionale, la giornata in cui il paese piange le vittime della piu’ grande catastrofe naturale del Paese. Alcuni villaggi hanno davvero un aspetto apocalittico. Secondo i rapporti e’ quasi impossibile descrivere con parole la situazione a Topčić polje, Nemile, Šerići e altri villaggi nei pressi di Zenica. Le case, i garage e i mulini sono completamente scomparsi sotto l’acqua e il fango e visibili sono soltanto i tetti ed i sottotetti di case grandi. Il problema ulteriore e’ che dopo le alluvioni, la popolazione rischia diverse epidemie e infezioni addominali. Secondo gli ultimi aggiornamenti dalla Bosnia Erzegovina, un ulteriore problema legato alle alluvioni e’ quello delle mine. Si tratta di smottamenti che hanno smosso gli ordigni inesplosi dalla guerra degli anni Novanta, in particolare a Olovo, nella Bosnia centrale, ma anche in altre localita’.

Bosnia: il salvataggio di un'anziana in un villaggio nei pressi di Zenica
Foto Reuters/Dado Ruvic
La Bosnia in ginocchio
Lunedi’ la CNN ha dedicato grande spazio alle alluvioni in Bosnia Erzegovina e ospite della giornalista Christiane Amanpour e’ stato il presidente di turno, Bakir Izetbegović, il quale ha parlato della situazione attuale nel suo paese. Izetbegović ha sottolineato che senza l’aiuto internazionale sara’ difficile riabilitarsi poiche’ i danni di questa catastrofe si esprimono in miliardi di euro. Alla domanda di Amanpour se in questi momenti nella regione e in Bosnia si riescono a dimenticare i problemi politici, Izetbegović ha risposto che “in questo momento tutti si aiutano a vicenda, soprattutto la gente semplice. I croati nelle loro case hanno accolto alcuni bosgnacchi rimasti senza le loro abitazioni. Similmente accade anche con i serbi ospitati dai bosgnacchi”. “I nostri vicini croati, poi gli sloveni, i macedoni chiamano e offrono aiuto. Anche i turchi hanno aiutato molto. In questi momenti non pensiamo alle cose che ci dividono”, ha rilevato Izetbegović. Secondo Amanpour la situazione ricorda i tempi di unita’ prima della guerra, prima che prendessero il sopravvento i Ratko Mladić, i Radovan Karadžić e gli Slobodan Milošević. Chiesto di commentare l’ironia che lunedi’ e’ ripreso il processo contro Mladić all’Aja, Izetbegović ha detto: “Spero che la gente che aveva sofferto durante l’epoca di Mladić avra’ soddisfazione nel futuro. Generalmente, il processo di riconciliazione e’ incamminato. Non sono paragonabili le relazioni tra gente semplice con quelle di 20 anni fa. Noi qui viviamo insieme e siamo funzionanti insieme”, ha concluso Izetbegović.

Enormi danni materiali in Serbia
In Serbia invece, su decisione del governo e del premier Vučić sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale, mercoledi’, giovedi’ e venerdi’. Vučić ha detto che la Serbia, secondo i danni materiali, e’ stata colpita dieci volti di piu’ rispetto agli altri paesi nella regione ma ha espresso speranza che questo non sara’ visibile nel numero delle vittime. Secondo le valutazioni del premier, la Serbia dovrebbe concorrere da sola per gli aiuti finanziari dei fondi dell’Ue per sanare i danni. “I danni sono enormi ma essi devono essere misurati realisticamente”, ha detto Vučić. Ha ringraziato inoltre i giornalisti stranieri, agli uomini di stato stranieri e al famoso tennista Novak Đoković nonche’ a tutti quelli che in questi difficili momenti hanno aiutato la Serbia. Un grazie anche ai giornalisti coraggiosi che hanno svolto il loro lavoro con tanta devozione e amore verso il proprio paese. Con un lungo comunicato il governo della Serbia ha ringraziato il governo croato per il veloce soccorso e gesti di solidarieta’. Nel comunicato inviato tramite l’ambasciata serba a Zagabria tra l’altro si legge: “A nome del Governo della Repubblica di Serbia e tutti i suoi cittadini ringraziamo molto il Governo della Repubblica di Croazia per la veloce reazione e dimostrata prontezza ad aiutare. Questo gesto ha un valore ancora piu’ grande visto che la Croazia stessa deve affrontare le alluvioni sul proprio territorio. Siamo convinti che i cittadini della Serbia sapranno apprezzare questo gesto di solidarietà”.


In Croazia il rischio delle mine antiuomo
In conclusione, ultime notizie che giungono dalla Croazia parlano altrettanto del rischio di infezioni ma soprattutto delle mine antiuomo rimaste sepolte e inesplose dopo la fine della guerra. Vi e’ il pericolo che l’acqua trasporti le mine nelle zone che gia’ sono state sminate con i precedenti progetti del Centro croato per lo sminamento poiche’ si tratta di zone piu’ a valle rispetto a quelle dove attualmente si trovano le mine ancora da rimuovere. Adesso non e’ possibile prevedere l’esatta localita’ a causa dell’imprevedibilita’ del movimento delle acque delle alluvioni. Va precisato che la zona del comune di Vrbanja e’ segnalata con 30 demarcazioni di pericolo di mine. Gli esperti del Centro croato per lo sminamento sono in contatto e a piena disposizione con i rappresentanti dei centri per lo sminamento della Bosnia Erzegovina e della Serbia e insieme formeranno una commissione comune che seguira’ la situazione sul terreno.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

LA SLOVENIA VERSO LE ELEZIONI ANTICIPATE, ALENKA BRATUŠEK ANNUNCIA UN SUO PARTITO

Alenka Bratusek
Di Marina Szikora
Ultime notizie dalla Slovenia parlano dell’annuncio da parte della premier dimissionaria, Alenka Bratušek, di voler formare un suo nuovo partito di orientamento social-liberale e questo partito si presenterebbe alle elezioni parlamentari anticipate attese per questa estate. C’e’ da dire che con tutta probabilita’, le elezioni anticipate in Slovenia si terranno a luglio e la prima data utile sarebbe il 13 luglio. Questo e’ quanto emerge dalle consultazioni che il presidente sloveno Borut Pahor ha avuto ultimamente con i lider politici. Pahor ha riconfermato che non nominera’ un premier designato da proporre al Parlamento per aprire cosi’ la strada alle elezioni anticipate. Secondo i media sloveni, tutti i partiti, quindi Lista civica (DI), il Partito dei pensionati (Desus), il Partito popolare (Sls) e la Nuova Slovenia (Nsi), che sono i partner di coalizione della Slovenia Positiva nel governo attuale, sono favorevoli all’avvio delle consultazioni nella prima data possibile. L’unico contrario, che non vuole accelerare i tempi per le elezioni e’ il Partito democratico di Janez Janša, il partito in opposizione a cui si associa anche il movimento extraparlamentare “Solidarieta’”.

Tornando alla premier dimissionaria, Alenka Bratušek che annuncia’ l’intenzione di formare un nuovo partito, sulla sua pagina Internet ultimamente ha scritto: “insieme abbiamo dimostrato che sappiamo governare il paese, e questo ci da la credibilita’ di poter nuovamente chiedere ai cittadini di dare fiducia alla politica che ha guidato il paese fuori dalla crisi”. Bratušek ha aggiunto che “le sue dimissioni sono state conseguenza di una politica di principi” perche’ anticipatamente aveva detto in quali condizioni puo’ agire e in quali no. Il futuro partito di orientamento social-liberale, secondo Bratušek, dovrebbe condurre una politica razionale e di valori europei. Ma i principali media sloveni avvertono che la formazione di un altro partito del centro sinistra prima delle elezioni parlamentari anticipate, a causa della frantumazione delle scena politica di sinistra, aumenta le possibilita’ della destra che comunque, secondo i sondaggi preelettorali sarebbe gia’ in testa. Ma si specula anche che i partiti del centro liberale potrebbero presto collegarsi. Si specula che in una eventuale coalizione di cui la Bratušek vorrebbe diventare un forte personaggio politico, potrebbe trovarsi anche il presidente della Lista civica (DL) Gregor Virant, ministro degli interni del governo Bratušek. Al partito di Virant, i sondaggi non prevedono di entrare in parlamento se alle prossime elezioni si presentera’ autonomamente.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

LE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE INTERESSATE ALLE RISORSE ENERGETICHE CROATE

Di Marina Szikora
Nella nostra scorsa puntata di Passaggio a Sud Est vi abbiamo informato del viaggio del presidente croato Ivo Josipović negli Stati Uniti di cui la tappa a Houston e’ stata la piu’ importante nella prospettiva degli investimenti americani nei possibili giacimenti di petrolio e gas nelle acque territoriali croate dell’Adriatico. Secondo i media croati, dopo i colloqui con importanti esperti petroliferi americani, ci sono buone speranze e probabilmente anche delle promesse fatte. Quale sarebbe il capitale che potrebbe entrare in Croazia lo sapremo nel novembre di quest’anno quando si conclude la gara internazionale ma e’ chiaro che le compagnie petrolifere americane sono seriamente interessate per investire nell’Adriatico. Va detto che nell’ultimo mese i rappresentanti di diverse compagnie texane si sono recati a Zagabria. Adesso era la volta del presidente Josipović a viaggiare a Houston per convincere sia la politica che il business che la Croazia e’ il paese in cui ne vale la pena investire per i prossimi 30 anni.

Il Texas e’ l’esempio di un sicuro e ben contemplato sfruttamento di risorse energetiche, ha spiegato Rick Perry, il governatore di Texas, uno degli interlocutori del presidente croato a Houston. Secondo Josipović vi e’ interesse per i possibili giacimenti di gas e petrolio in Croazia ma anche l’interesse per la Croazia in quanto possibile porta del petrolio e gas dell’intera Europa centro-orientale. “E’ un’occasione che non possiamo perdere. Tutto questo puo’ drammaticamente cambiare il futuro della Croazia al meglio” ha detto Josipović a conclusione del suo viaggio negli Stati Uniti. Ha aggiunto che adesso la Croazia e’ nell’interesse della politica americana in un modo diverso: “Non siamo piu’ un paese le cui qualita’ si stanno esaminando perche’ possa diventare un partner o no. Adesso la Croazia e’ davvero un partner. Vi e’ un consenso della politica e del business americano sull’importanza della Croazia quando si tratta di energetica”, e’ convinto il capo dello stato croato. La Croazia si aspetta di attirare 2,5 miliardi di dollari americani di investimenti nel periodo di cinque anni, diminuire la dipendenza del paese per quanto riguarda l’importazione del petrolio e gas, alzare l’inerte economia e aiutare nel posizionamento strategico della Croazia come centro energetico della regione.

Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale.

"QUI TIRANA": LA CORRISPONDENZA DI ARTUR NURA

Gli argomenti della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale

Albania
L'intervista al ministro del Welfare Erion Veliaj dell'Agenzia Nova sulla situazione sociale del Paese: la crisi sociale si risolve tramite l’occupazione.

Fyrom/Macedonia
La situazione politica dopo le elezioni parlamentari e presidenziale e il riemergere delle tensioni etniche tra macedoni e albanesi dopo l'arresto di un albanese accusato di aver ucciso un giovane macedone.

Kosovo

La presentazione di liste e candidati per le elezioni del prossimo giugno dopo lo scioglimento anticipato del parlamento.


PASSAGGIO IN ONDA

E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 22 maggio 2014.
La trasmissione e' ascoltabile direttamente qui di seguito oppure sul sito di Radio Radicale.



Sommario della trasmissione


L'argomento principale della puntata riguarda la rovinosa inondazione che ha colpito Bosnia, Serbia e Croazia provocando danni forse maggiori di quelli delle guerre degli anni '90: un punto sulla situazione dopo l'alluvione, i danni materiali, le conseguenze su economie già provate dalla crisi di questi anni, il rischio di epidemie e il pericolo che gli smottamenti di terreno, in Bosnia, facciano affiorare le decine di migliaia di mine anti uomo ancora sepolte (120 mila secondo le stime) in migliaia di campi minati (9400 quelli censiti).

Gli altri argomenti

Turchia: il disastro della miniera di Soma riapre le questione delle condizioni di lavoro dei minatori e i sospetti su finanziamenti segreti al partito Akp del premier Erdogan da parte della compagnia mineraria proprietaria dell'impianto.

Croazia: gli Usa sono interessati alla ricerca e al possibile sfruttamento delle risorse petrolifere del mare Adriatico.

Albania: la situazione economica e sociale nell'opinione del ministro Erion Veliaj in una intervista di Agenzia Nova.

Macedonia: la situazione politica dopo le recenti elezioni parlamentari e presidenziali e le nuove tensioni etniche tra macedoni e albanesi.

Kosovo: le liste e i candidati in vista delle elezioni anticipate fissate per il prossimo giugno dopo lo scioglimento anticipato del parlamento.

Slovenia: si profilano le elezioni politiche anticipate dopo le dimissioni del governo di Alenka Bratusek che pare intenzionata a lasciare Slovenia Positiva per formare un suo partito.

Rassegna Est: le principali novità di questa settimana del portale che racconta l'Europa centro-orientale e balcanica dal punto di vista economico

La trasmissione, realizzata con la collaborazione dei corrispondenti Marina Szikora e Artur Nura è ascoltabile direttamente qui