E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa
da Radio Radicale oggi 23 maggio. La trasmissione è ascoltabile qui sotto oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito
di Radio Radicale.
Passaggio a Sud Est
la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia
giovedì 23 maggio 2013
giovedì 16 maggio 2013
CRISI: IL 2013 ANNO DI RIPRESA PER I BALCANI OCCIDENTALI?
Di Marina Szikora [*]
Gli ultimi dati della Banca Mondiale
indicano che per i paesi dei Balcani Occidentali stanno arrivando
giorni migliori, almeno per quanto riguarda l'economia. Cosi' un
commento della Deutsche Welle, sezione serba, pubblicato in questi
giorni. Mentre da Bruxelles avvertono ancora sulla presenza della
recessione, sia nei paesi della zona euro sia nell'intera Unione
Europea, con una possibilita' dell'inizio di crescita economica
appena a fine anno o durante il 2014, uno dei maggiori economisti
della Banca Mondiale, Željko Bogetić, un mese prima del rapporto di
questa organizzazione sulle prospettive economiche dei paesi
dell'Europa Sudorientale, in una intervista alla DW rivela o almeno
esprime speranza che proprio quest'anno ci sara' una svolta nei
Balcani. Dopo una doppia recessione durata diversi anni, il 2013
dovrebbe essere l'anno di crescita economica nei Balcani Occidentali.
La sfida, secondo questo esperto, e' come mantenere questa dinamica
nell'ambito di un ambiente difficile e del proseguimento della
recessione nella zona euro.
L'anno precedente, prosegue l'esperto
Bogetić, e' stato un anno particolarmente difficile anche a causa di
fattori naturali, quali un inverno eccessivo e un'estate torrida che
avevano colpito l'agricoltura nonche' il settore energetico nei paesi
della regione balcanica. Gia' il primo quartale di quest'anno ha
portato alla Serbia una uscita formale dalla recessione con la
crescita della produzione industriale del 5,2 percento il che ha
contribuito alla crescita del pil del 1,9 percento. E mentre gli uni
affermano che la Grande Punto prodotta
dalla Fiat in Serbia questa volta ha salvato la Serbia, dalla Banca Mondiale di
Washington dicono che "il quadro generale dell'economia serba,
in quanto la maggiore economia dei Balcani Occidentali ma anche
l'intera regione balcanica, si sta riprendendo dalla recessione
dell'anno scorso in maniera significativa a causa dell'assenza di
menzionati fattori negativi ma anche a causa di concreti
investimenti. Comunque sia, il ritmo generale della ripresa non e'
cosi' forte e in certa misura e' limitato dalla recessione nella zona
euro, afferma l'esperto economico Bogetić.
E mentre dal Governo della Serbia
annunciano due miliardi di euro di investimenti entro la fine
dell'anno, presso la Banca Mondiale commentano che il programma della
politica economica in Serbia e' da tempo abbastanza chiaro. Si valuta
che il governo di Belgrado ha iniziato adattamenti fiscali
indispensabili a fin di stabilizzare le finanze pubbliche e per
sollevare l'escalazione del deficit del bilancio e del debito
pubblico. Tuttavia, si afferma, il debito pubblico della Serbia
continua ad essere alto, il deficit deve essere abbattuto ed il primo
grande lavoro della Serbia deve essere quello di resistere su questa
via, afferma l'esperto economico Bogetić. Al tempo stesso, lui
avverte di un altra situazione piu' difficile. Tra i paesi dei
Balcani Occidentali la Serbia non occupa un posto buono per quanto
riguarda il clima di investimenti secondo molti valori
internazionali. Bisogna fare ancora molto per togliere gli ostacoli
per il funzionamento delle piccole e medie imprese. Si tratta di
problemi enormi che vanno risolti in maniera piu' agressiva, si dice
in questa intervista della DW. Se cio' accadra', i risultati in
termini di maggiore occupazione, maggiori investimenti e maggiore
interessamento del capitale straniero per l'economia serba non
manchera'. Dalla Banca Mondiale quindi sollecitano che il 2013
bisogna comprenderlo come "un anno di occasioni" perche' le
riforme economiche, soprattutto sul piano di adattamento fiscale e
clima di investimenti nella regione siano accelerati.
AD ANKARA VERTICE TRILATERALE TRA TURCHIA, SERBIA E BOSNIA
di Marina Szikora [*]
Mercoledi', Ankara ha ospitato la
riunione dei presidenti di Turchia, Serbia e Bosnia Erzegovina. Un
summit trilaterale in cui si è discusso dell'ulteriore
collaborazione e delle questioni attuali nella regione. L'ospite del
vertice, il presidente turco Gul, secondo le informazioni
dell'agenzia turca Anadolia, ha affermato che i leader dei paesi
balcanici hanno dimostrato coraggio e fermezza ad affrontare anche il
passato. "Diamo grande importanza alle relazioni con la Bosnia
Erzegovina e la Serbia al fine di stabilire una pace permanente e la
stabilita' nei Balcani", ha detto il presidente turco,
ricordando che in questo contesto lo scorso febbraio aveva incontrato
il presidente della Serbia, Tomislav Nikolić, e a gennaio anche il
membro di turno della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina,
il bosgnacco Bakir Izetbegović.
Gul ha spiegato che si sono svolti
colloqui costruttivi relativi alle questioni di importanza regionale.
Ricordando il passato della regione collegato con la guerra in Bosnia
e quella in Kosovo del 1999, Gul ha detto che e' passato tanto tempo
da questi eventi e che dopo le vicende tragiche nella regione vi e'
stato un avanzamento significativo e passi avanti positivi. Secondo
il presidente turco si sono aperte le porte della coscienza e
comprensione che guardano al futuro e non piu' al passato. "La
Serbia in questo senso ha dimostrato grande coraggio, sincerita' e
fermezza", ha precisato Gul esprimendo soddisfazione per la
prontezza della Serbia che si muove nella direzione di affrontare le
vicende del passato. Gul ha ricordato che al centro dei colloqui c'è
la dimensione economica dell' integrazione euroatlantica di tutti i
paesi balcanici.
Il vertice di Ankara e' il terzo
incontro trilaterale tra i presidenti di Turchia, Serbia e Bosnia
Erzegovina: il primo si e' tenuto nel 2010 ad Istanbul, da quello del
2011 a Karadžordževo, in Serbia.
[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radiio Radicale.
KOSOVO: BELGRADO CERCA DI FAR ACCETTARE AI SERBI DEL NORD L'ACCORDO CON PRISTINA
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| Aleksandar Vucic (Tanjug) |
di Marina Szikora [*]
La visita del vicepresidente del
governo serbo Aleksandar Vučić al nord del Kosovo e' stata un gesto
simbolico ma anche un atto che ha un valore fondamentale poiche' ha
contribuito ad una migliore comprensione dell'attuale situazione.
Questa la conclusione del parlamento serbo a proposito
dell'annunciata e realizzata visita del vicepremier serbo Vučić in
Kosovo. Secondo l'opinione del presidente della Commissione per il
Kosovo e Metohija del Parlamento serbo, Milovan Drečun, a seguito
del soggiorno di Vučić al nord del Kosovo, adesso "e' isolata
ogni interpretazione estremista dell'accordo raggiunto" e in
questo modo si apre la via per esaminare realmente anche i difetti
che riguardano la parte serba come anche i pregi che porta l'accordo
raggiunto tra Belgrado e Priština a Bruxelles. Secondo le parole di
questo deputato serbo al Parlamento di Belgrado, rappresentante del
maggiore partito governativo, il Partito Serbo del Progresso, il
popolo serbo al nord del Kosovo non si puo' permettere di essere
escluso dall'attuazione dell'accordo. Drečun ha aggiunto di
aspettarsi che nel prossimo periodo i serbi al nord del Kosovo non
creeranno problemi per quanto riguarda l'attuazione dell'accordo di
Bruxelles se questa vera' precisata da un comune accordo tra Belgrado
e Priština.
La maggior parte dei parlamentari serbi
esprime speranza che "i concittadini e fratelli serbi al nord
del Kosovo ascoltando il vicepremier hanno capito che nel 21esimo
secolo le vittorie si realizzano sul piano economico". Si dicono
ottimisti e credono che i serbi al nord del Kosovo abbiamo compreso i
messaggi che Vučić recandosi personalmente in loco ha trasmesso
loro. Belgrado spera che un passo avanti e' stato compiuto nella
comunicazione e che comunque saranno necessari altri incontri ma che
infine prevalga il razionalismo. Il rappresentante del Partito
Liberal-democratico guidato da Čedomir Jovanović, all'opposizione,
si e' detto dell'opinione che Vučić e' riuscito a convincere i
serbi in Kosovo indicando che tutta la vicenda ha dato impressione
che si tratti di un gruppo di gente infelice che qualcuno per anni o
addirittura per decenni aveva spinto verso le barricate, ai conflitti
e che evidentemente accettano difficilmente un cambiamento di
politica. "E' chiaro che tra loro ci sono quelli che in questo
vedono assolutamente o soltanto interessi personali e qui penso
innanzitutto ad alcuni leader dei serbi kosovari, ma la base del
problema e' che non vi e' sincerita' elementare che potrebbe spiegare
perche' per tutti e' meglio una politica nuova" ha detto il
rappresentante liberaldemocratico Đurić.
Intanto, martedi', l'alto
rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Cathrine
Ashton ha invitato i premier serbo e kosovaro, Ivica Dačić e Hashim
Thaci ad una riunione, prevista per il prossimo 21 maggio a Bruxelles
a fin di discutere sull'attuazione dell'accordo raggiunto ad aprile.
Una veloce attuazione dell'accordo, ha precisato Ashton, e' di
importanza cruciale e si e' detta felice di poterne discutere con i
due premier. Va ricordato che Dačić e Thaci hanno siglato l'accordo
a Bruxelles lo scorso 19 aprile sulla normalizzazione delle relazioni
tra Belgrado e Priština. Pero' dopo questo atto importantissimo, le
due riunioni dei gruppi di lavoro per l'attuazione dell'accordo sono
fallite e le due parti si accusano a vicenda per l'insuccesso di
questi colloqui.
[*] Il testo è tratto dalla trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda oggi a Radio Radicale
PASAGGIO IN ONDA
E' on-line la puntata di Passaggio a Sud Est trasmessa
da Radio Radicale oggi 16 maggio. La trasmissione è ascoltabile nella
sezione "In Onda" del blog oppure, insieme a quelle precedenti, sul sito
di Radio Radicale.
lunedì 13 maggio 2013
BULGARIA: ALLE ELEZIONI ANTICIPATE RIVINCE BORISOV MA SI PREPARANO MESI DIFFICILI
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| Le recenti proteste in Bulgaria (Foto AP/Valentina Petrova) |
Come previsto il partito di
centrodestra Gerb dell'ex premier Boiko Borisov con poco più del 31
per cento dei voti ha vinto le elezioni anticipate svoltesi ieri in
Bulgaria. La commissione elettorale centrale ha confermato la
vittoria sul Partito socialista che avrebbe attorno poco più del 27
per cento. Solo altri due partiti sono riusciti a superare lo
sbarramento del 4 per cento necessario per entrare nel Parlamento di
Sofia: il Movimento per i diritti e le libertà, che rappresenta
principalmente la minoranza turca, che ha preso circa il 9 per cento
e il partito ultranazionalista e xenofobo Ataka con circa il 7,5 per
cento. Per Gerb è un risultato significativo perché è la prima
volta dalla fine del regime comunista che un partito vince due
elezioni politiche consecutive, ma si tratta di una vittoria che
rischia di essere dimezzata dall'impossibilità di formare un nuovo
governo.
Borisov, infatti, non ha avrà
abbastanza voti per governare da solo e la formazione di una
maggioranza di governo non sarà semplice, visto che tutti gli altri
partiti hanno escluso la possibilità di allearsi con Gerb. Se
Borisov non dovesse riuscire a formare un governo, il presidente
Rosen Plevneliev dovrà affidare il mandato al secondo partito, cioè
ai socialisti, i quali hanno ventilato la possibilità di formare un
governo di profilo tecnico guidato dall'economista ed ex ministro
delle Finanze Plamen Oresharski. Dopo l'ondata di manifestazioni
contro la crisi economica che nei mesi scorsi portarono alle
dimissioni dell'esecutivo di Borisov, una mossa che secondo alcuni
osservatori voleva prendere in contropiede l'opposizione di piazza
per impedirgli di organizzarsi in un partito, l'esito del voto
anticipato, come previsto, non assicura la governabilità e rischia
di lasciare la Bulgaria in una situazione di instabilità continua.
Sul voto di ieri già pesano sospetti
di irregolarità e brogli. Sabato la Procura aveva annunciato che, in
una perquisizione in una tipografia, erano state sequestrate 350mila
schede elettorali stampate in più rispetto a quelle richieste. Il
leader socialista Sergei Stanishev ha parlato di "scandalo"
affermando che si trattava della "preparazione di una totale
falsificazione" del voto. La scorsa notte, subito dopo la
chiusura delle urne, una folla arrabbiata si è riunita di fronte
alla sede della Commissione elettorale urlando "Mafia". In
molti, a questo punto, ritengono che le manifestazioni potrebbero
riprendere, tornando, come negli scorsi mesi, a fare un tutt'uno
delle proteste contro la crisi e la disoccupazione e di quelle contro
una classe politica giudicata corrotta, inaffidabile e arricchita
sulle spalle dei cittadini. Questo e l'instabilità politica che si
preannuncia rischia di creare un cocktail esplosivo per i prossimi
mesi.
giovedì 9 maggio 2013
CROAZIA: PROSEGUE IL CONTO ALLA ROVESCIA VERSO L'INGRESSO NELL'UE
di Marina Szikora [*]
Con l'adesione della Croazia all'Ue
verra' semplificata la procedura dell'ingresso nel Paese, il permesso
di soggirono e di lavoro ai cittadini dei paesi membri dell'Area
Economica Europea ed i loro membri di famiglia che potranno lavorare
in Croazia e prestare servizio senza permesso di lavoro, informa il
Ministero degli interni croato. Per precisare, fanno parte dell'AEE
tutti gli stati membri dell'Ue, in piu' Norvegia, Lichtenstein e
Islanda. I cittadini di quest'area economica che intendono
soggiornare in Croazia fino a tre mesi dovranno solo registrarsi
presso la direzione o stazione di polizia competente entro otto
giorni dall'ingresso in Croazia. Una permanenza piu' lunga di tre
mesi potra' essere regolata con una procedura molto semplice in base
al permesso di soggiorno temporaneo che verra' rilasciato con una
validita' di cinque anni. Dopo un soggiorno legale di cinque anni in
continuazione in Croazia, i cittadini dell'AEE potranno ottenere un
permesso di soggiorno permanente. Dal prossimo primo luglio, quindi
con l'ingresso della Croazia nell'Ue il nuovo codice della Legge sui
stranieri non verra' pero' applicato per i cittadini dei paesi terzi.
Dopo l'adesione della Croazia non cambiera' lo status delle persone
che in Croazia hanno ottenuto asilo o di quanti hanno la protezione
sussidiaria.
E in questo periodo di vero e proprio
conto alla rovescia per quanto riguarda l'adesione croata all'Ue,
diversi media internazionali si occupano del futuro 28esimo paese
membro dell'Ue. Cosi' la BBC britannica in un articolo scritto
ricorda le relazioni tormentate tra Zagabria e Bruxelles che in tutti
questi anni ha avuto molti alti e ribassi. La BBC ricorda che 20 anni
fa, ai tempi del sanguinoso divorzio dalla Jugoslavia, i tre quarti
dei cittadini della Croazia appoggiavano l'adesione del loro paese
all'Ue o meglio all'allora Comunita' europea. I tempi ora sono
cambiati e oggi, alle porte dell'Ue, il numero dei cittadini croati
che sostengono l'ingresso e' calato al 45 percento. Se andate per le
strade di Zagabria ed iniziate a chiedere i cittadini sull'Ue, avrete
delle risposte diverse, prosegue la BBC. Un pensionato ad esempio
risponde che la giustizia croata diventera' migliore, piu' efficace
ed affidabile. Una laureata concorda con l'opinione che l'adesione
all'Ue potrebbe migliorare la situazione della giustizia ma in
principio e' contraria all'adesione perche' teme che il paese si
trovera' sotto il peso di molti obblighi finanziari. Una dipendente
nel settore della cultura spera che ci potrebbe essere un ceto
progresso ma teme che questa speranza potrebbe svanire difronte ai
problemi economici che la stessa Ue sta affrontando attualmente.
Altre ragioni per un atteggiamento positivo verso l'adesione all'Ue
sono maggiore liberta' di studio e di viaggio oppure una possibilita'
di trovare piu' facilmente il lavoro. I contrari ritengono che
aumenteranno i costi della vita e che altri cittadini dell'Ue si
aproprieranno di lavori ben pagati in Croazia.
Una eminente esperta economica croata
prevede la "distruzione creativa" del settore privato nel
momento in cui la Croazia diventera' membro a pieno titolo dell'Ue.
Questa esperta afferma che la Croazia gia' adesso ha problemi con la
competizione di mercato dove esporta difficilmente o per niente.
Negli ultimi cinque anni circa 120 mila persone hanno perso il lavoro
e il tasso di disoccupazione e' aumentato dal 14 al 20 percento.
Interi settori, quali quello dell'edilizia sono crollati, gli
investimenti diretti sono calati l'80 percento dal 2008 e adesso sono
ai livelli del lontano 1999. La Comunita' europea insieme alle
Nazioni Unite ha aiutato a fermare la guerra in Croazia, afferma la
BBC, ma ben presto si e' posta la domanda perche' dopo tutta questa
lotta per l'indipendenza la Croazia vorrebbe aderire
"all'Euroslavia". Nel dopoguerra la questione dell'adesione
all'Ue non si potenziava molto in Croazia. Il Paese si trovava in
isolamento, sotto pressione dell'Ue ma anche di altre forze a causa
della richiesta di estradizione degli imputati per crimini di guerra
all'Aja. Quando nel 2004 vi e' stata la cosidetta grande ondata
dell'ingresso dei paesi post-comunisti dell'Europa orientale, ivi
inclusa l'ex repubblica jugoslava Sovenia, prosegue BBC, la Croazia
si trovava solo all'inizio del processo europeo. Dopo che la stessa
Slovena aveva poi bloccato i processi di adesione della Croazia a
causa delle dispute sul confine, l'appoggio croato all'adesione e'
calato ai minimi storici del 29 percento. Successivamente poi, vi e'
stato un rialzo al 45 percento ma i contrari e gli astenuti sono
ancora in grande numero.
La ministro degli esteri ed affari
europei Vesna Pusić ritiene che il numero reale che riflette la
posizione dei cittadini verso l'Ue e' quello del referendum
sull'adesione quando il 66 percento degli elettori recatisi alle urne
ha detto il loro SI' all'ingresso della Croazia nell'Ue. Pusić
sottolinea che per la Croazia e' cruciale la stabilita' che porta
l'adesione. Dopo la guerra che ha portato via oltre 10.000 vite
umane, il Paese sta ancora curando le ferite e non solo la Croazia ma
anche gli altri paesi della regione che hanno subito le atrocita'
della guerra degli anni novanta. "Una stabilita' permanente e'
l'obiettivo cruciale per la Croazia poche' negli ultimi 100 anni
nessun stato nei Balcani è riuscito a resistere piu' della media della
vita di un essere umano", ha detto Vesna Pusić. In Croazia e' ancora difuso
il dubbio e l'incoscenza sull'Ue ma a Zagabria credono altrettanto
che nemmeno nell'Ue sanno molto della Croazia. La squadra di calcio
e' tra le 10 migliori al mondo ed e ben conosciuta tra gli ammiratori
dello sport, ma molto meno si sa dell'arte e della ricca cultura e
del patrimonio storico della Croazia. Per correggerlo, il Ministero
della cultura croato sta organizzando nelle principali capitali
eurpee tutta una serie di presentazioni nel tentativo di andare oltre
l'unico pensiero che esiste quando si pensa alla Croazia, vale a dire
sole e mare oppure, ancora peggio, nazionalismo e intolleranza,
sottolinea la ministro Pusić.
KOSOVO: I SERBI DEL NORD ACCETTERANNO L'ACCORDO TRA BELGRADO E PRISTINA?
Di Marina Szikora [*]
Rada Trajković, medico a Gračanica e
deputata della Lista unica serba al parlamento di Pristina, è una
delle piu' popolari rappresentanti dei serbi che vivono a sud del
fiume Ibar. In una dichiarazione avverte i suoi connazionali che
devono comprendere il momento e le intenzioni della comunita'
internazionale mentre decidono se accettare o no l'accordo tra
Belgrado e Priština. "La comunita' internazionale ha deciso di
lottare contro la criminalita' in Kosovo e guarda se nei serbi puo'
avere dei partner affidabili. Se non sapremo riconoscerlo e
mancheremo a questa occasione, sara' come con Slobodan Milošević il
quale non aveva riconosciuto quello che succedeva quando cadeva il
muro di Berlino e siamo precipitati nell'isolamento e nella miseria",
afferma la Trajković.
I serbi del nord del Kosovo continuano
invece a rifiutare l'accordo, anche se e' chiaro che non ci saranno
passi indietro. I tentativi di integrazione del nord non sono
riusciti per 14 anni e questa continuita' sta facendo crescere nei
serbi la vana speranza di una loro vittoria e che alla fine ci sara'
una divisione del Kosovo, e' dell'opinione la deputata serba che
aggiunge che ne' la comunita' internazionale, ne' Priština finora
non sono stati seri nei tentativi di integrazione. Adesso però e'
diverso: la comunita' internazionale vuole stabilizzare il Kosovo. La
questione e' allora se mancheremo l'occasione di essere un partner
serio della Nato nella lotta contro la criminalita' in Kosovo,
afferma Rada Trajković.
La sua opinione è che le maggiori
vittime della politica di divisione del Kosovo e dell'insincerita' di
Belgrado sianno stati proprio i serbi al nord. "Durante il
regime Milošević, per vent'anni abbiamo vissuto qui senza
istituzioni e senza comprendere la situazione degli albanesi, la loro
forza ed il loro numero. Noi nelle enclavi abbiamo gia'passato un
processo difficile che aspetta i serbi al nord. Siamo passati nella
posizione che dobbiamo lottare da soli, ma nel parlamento del Kosovo
adesso si sente la voce di resistenza. Richiedono diritti per il
proprio popolo. Non e' cosi'. Noi abbiamo lottato per il
riconoscimento, ma come spiegarlo ali serbi del nord?", si
chiede la Trajković. Se non si dimostra adesso di essere partner
affidabili nella lotta alla criminalita' e nella formazione di una
situazione stabile, allora i serbi in Kosovo falliranno
completamente, conclude la deputata serba.
KOSOVO, NIKOLIĆ A TEL AVIV: ”NON RICONOSCEREMO MAI L'INDIPENDENZA”
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| Il presidente serbo Tomislav Nikolic |
Da Tel Aviv, dove settimana scorsa si
e' trovato in visita ufficiale, il presidente della Serbia Tomislav
Nikolić ha dichiarato per il giornale israeliano JerusalemPost che il Kosovo non sara' mai uno stato poiche' non lo puo'
diventare senza l'accordo della Serbia. Nikolić ha sottolineato di
sapere che la Serbia sara' esposta a terribili pressioni di
riconoscere il Kosovo ma loro non lo faranno mai. Secondo Nikolić
questa pressione e' di "natura economica". "Naturalmente,
l'Ue dira' che se noi riconosciamo il Kosovo, i nostri figli avranno
un futuro migliore. Ma noi non lo possiamo fare. Non si tratta di
nazionalismo, non si tratta di odio. Si tratta di amore verso il
nostro popolo, verso il nostro paese", ha rilevato il capo dello
stato serbo.
Facendo riferimento al recente accordo
di Bruxelles con Priština, Nikolić ha detto: "Abbiamo dovuto
affrontare il dilemma se essere in un costante conflitto con gli
albanesi oppure risolvere la questione. Non avevamo molto potere
nelle nostre mani. Avevamo buoni argomenti e la giustizia dalla
nostra parte, ma i media internazionali appoggiano gli albanesi molto
apertamente", ha precisato il presidente serbo aggiungendo che
il popolo serbo era costretto, con il passare degli anni, ad
abbandonare il Kosovo e se si permeterebbe di continuare cosi', un
giorno forse si sveglierebbero e capirebbero che li' non ci sono piu'
i serbi. Per questo, ha spiegato Nikolić, la decisione e' stata
quella di alzare i negoziati con Priština al livello piu' alto
possibile.
Sempre nell'intervista al giornale
israeliano, il capo dello stato serbo ha precisato che adesso non si
conduce una guerra ma ci sono i colloqui e che lui stesso ha scritto
una lettera a diversi paesi per spiegare che i negoziati non
rappresentano il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Ha
rilevato che ai serbi del Kosovo loro hanno garantito molti piu'
diritti rispetto a quelli che avevano nel passato. Alla domanda
giornalistica se con il riconoscimento del Kosovo indipendente, parte
della Serbia sovrana, i paesi occidentali creano un precedente
pericoloso e incoraggiano diversi movimenti separatisti in Europa,
Nikolić ha risposto che l'Occidente e' stato avvertito di questa
possibilita': "E' facile schiacciare la Serbia usando la forza,
ma cosa faranno se intere civilizzazioni europee inizino a
dissolversi. Oppure se i paesi multiculturali inizino a dividersi
lungo linee etniche?".
Parlando del Tribunale dell'Aja,
Nikolić ha detto che la Serbia ha estradato 46 persone, ivi inclusi
due presidenti, diversi ministri, tre capi dell'esercito e alcuni
generali militari e di polizia. Il Tribunale ha pronunciato le
sentenze che tutte insieme sono oltre 1150 anni di carcere per i
serbi, mentre quelli che hanno commesso crimini contro i serbi sono
stati condannati in tutto ad appena 50 anni di prigione. Il
presidente serbo non ha mancato come sempre a ricordare la cifra di
oltre 300.000 serbi profughi e costretti ad abbandonare la Croazia ai
quali non e' stato ancora consentito di fare ritorno, mentre la
Croazia, punta Nikolić, adesso entra nell'Ue. "Qualcuno deve
essere il colpevole e chi ne e' colpevole? Impossibile che un numero
cosi' grande di crimini sia stato commesso e che nessuno ne abbia la
colpa", ha concluso Nikolić.
D'altra parte, l'uomo che si dice
essere attualmente il politico piu' forte in Serbia, il vicepremier
Aleksandar Vučić, afferma che non e' stato ancora precisato che
cosa deve fare la Serbia entro giugno ma e' certo che bisognera'
iniziare ad implementare l'accordo di Bruxelles."Sapete, vi
danno una bozza di piano di implementazione che non ha niente a che
fare con quello che c'e' scritto nell'accordo. Questo piano e' un
"non paper", non esiste, e' un desiderio albanese, come
molti altri che non sono entrati nell'accordo" ha spiegato Vučić
nell'intervista dell'edizione pasquale (Pasqua ortodossa) del
giornale serbo "Alo". Vučić ha ribadito che ci sono tutti
i meccanismi di questo mondo per implementare l'accordo di Bruxelles
ma i vertici serbi vogliono parlare e concordare con il proprio
popolo.
"Le scadenze sono brevi, il tempo
scorre ed i serbi al nord del Kosovo devono sapere che l'intera
Serbia dipende anche dai loro comportamenti e non soltanto dai
nostri. Non permetteremo che a causa di qualunque indecisione
danneggiamo la possibilita' per il progresso e la modernizzazione, ha
detto il vicepremier. Alla domanda cosa fara' se la Corte
Costituzionale concludera' che l'accordo di Bruxelles e'
anticostituzionale, Vučić ha risposto: "Rispetteremo qualsiasi
decisione della corte ma in questo caso dobbiamo tutti dimetterci dal
Governo poiche' cio' significherebbe che abbiamo agito contro la
nostra Costituzione".
PASSAGGIO IN ONDA
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